Giulianova: conclusa la mostra di Pierluigi Abbondanza

Le opere dell’artista giuliese sono state esposte nell’ambito della VII edizione di “Musica e Arte alla Sala Trevisan”.

 Si è conclusa il 26 febbraio 2010, alla Sala Trevisan del Centro Culturale “San Francesco”, presso la Piccola Opera Charitas a Giulianova, una personale dell’artista giuliese Pierluigi Abbondanza.

L’evento, compreso all’interno dell’iniziativa “Musica e Arte alla Sala Trevisan” (in programma da ottobre 2009 a marzo 2010), conferma la ‘vocazione’ di questo spazio – voluto dal compianto Padre Serafino Colangeli e diretto dalla dottoressa Maria Luisa De Santis – destinato ad ospitare l’arte contemporanea abruzzese.

In mostra una serie di dipinti ad olio e pastelli su carta, che l’artista ha realizzato dal 2007 ad oggi: formatosi prima al Liceo artistico di Teramo e in sèguito all’Accademia di Belle Arti di Roma, ha partecipato a varie mostre e ad un’edizione del noto Premio Michetti. Pierluigi Abbondanza è stato inoltre anche un illustratore e un fumettista, prima di tornare ad applicarsi, con rinnovato studio ed entusiasmo, alla pittura.

“Un’arte che va maturata” – ha affermato l’artista giuliese – cioè esperita nel tempo, a contatto con l’opera altrui e l’osservazione dei grandi maestri. Tanti gli artisti da lui conosciuti e che hanno influito sulla sua produzione: primo fra tutti il napoletano Stefano Di Stasio, autore di un ciclo di dipinti presso la chiesa di Santa Maria della Pace a Terni e considerato tra i protagonisti assoluti del cosiddetto “Anacronismo” (termine con cui si indica il “ritorno alla pittura” degli anni ’80 del ‘900).

Un’altra componente ‘fondante’ del percorso artistico di Pierluigi Abbondanza è l’interesse per l’arte sacra, praticata attraverso i master di San Gabriele (Te) e di Foligno (Pg). Questo specifico ambito è da lui rivisitato – si vedano gli studi per “La caduta di San Paolo” – in una chiave laicizzata: la pittura esprime piuttosto il concetto di ‘sacralità’, cioè il sentimento del sacro nell’uomo contemporaneo.

Dalla sensibilità ‘ferita’ per gli ultimi, tragici avvenimenti storici – il riferimento è al sisma aquilano del 2009 – nasce invece un’opera come “Fantasmi della sera”, in cui l’artista abbandona la spiritualità delle tonalità azzurro-blu del periodo precedente per adottare un timbro cromatico più acceso e deciso: il paesaggio deserto viene trasfigurato in termini visionari e simbolici, mutando esso stesso in un vortice che accende e distrugge.

Pur non essendo esente da citazionismo (Giorgio De Chirico, Alberto Savinio, Salvador Dalì, fino al teramano Guido Montauti), la pittura di Pierluigi Abbondanza dichiara la sua originalità nella libera gestualità del segno e nella concezione di un’arte contemporanea tradizionale, istintuale e insieme consapevole.

Se in alcune opere prevale ancora un impianto scenografico (di derivazione accademica), in quelle più recenti è evidente la ‘cifra’ – stilistica ed interiore – dell’artista, che ‘mette a fuoco’ l’essere umano attraverso il ritratto. Il suo ‘occhio’ ora è meno distaccato, più partecipe di se stesso e del mondo. La resa della figura, prima osservata da lontano, di spalle, è infatti incentrata sul volto: per indagare più da vicino, e con l’uso di nuovi mezzi espressivi (come la fotografia), tutta la bellezza e il mistero della vita.