La manifestazione “Ripuliamo l’Aquila dalle macerie, e non solo”: gesto d’amore per la città

Circa due mesi fa il Censis, nel suo rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese 2009, rilevava che all’Aquila è stato fatto tanto e bene nella fase dell’emergenza ma per quanto riguarda il centro storico, a distanza di otto mesi dal sisma essa è ancora una città fantasma presidiata dall’esercito e inaccessibile ai senza permesso. A tutt’ oggi la situazione non si è cambiata di un millimetro; ma non si può assolutamente continuare così la gente rivuole la sua città le sue case, le sue piazze, le sue fontanelle e gli storici portici. Il centro storico è abbandonato al suo destino le cui condizioni sono aggravate dal generale inverno che non lo risparmia.

Andando avanti in questa direzione il tutto diverrà più difficile e problematico ed anche quel minimo barlume di speranza che anima la nostra gente, volenterosa e dignitosa, verrà a mancare ed allora non ci sarà più futuro, per nessuno. Purtroppo fuori i confini del cratere sismico – nel resto del Paese che pur tanto si è adoperato in una grandiosa opera di solidarietà – si ha una percezione che non corrisponde assolutamente alla realtà della nostra martoriata città e dei paesi del circondario. A testimonianza di ciò riportava un paio di giorni fa in un suo blog, il caporedattore del Centro Giustino Parisse intervenuto con altre persone ad una conferenza al Liceo Scientifico Bertacchi di Lecco, un istituto con una popolazione scolastica di 1200 studenti, l’intervento di uno studente che sosteneva testualmente:” Non capisco perchè attraverso la televisione, a noi che non siamo all’Aquila, ci si vuole far credere che tutto è risolto e che gli aquilani non hanno di che lamentarsi “ Nelle parole dello studente  tutta la faziosità dei servizi di informazione che allineati sulla linea del va tutto bene hanno fornito, all’Italia e all’estero, una visione totalmente distorta della situazione in cui versa la città con tutti i problemi di ogni ordine che ne derivano.

Hanno voluto far passare un messaggio che non ha alcun fondamento di verità. Le cose stanno esattamente in altro modo e sono sotto gli occhi di tutti. Una comunità completamente disgregata al punto di vista sociale con oltre settemila persone dislocate ancora negli alberghi della costa. Tanti alloggiati nelle new towns dove, è notizia di oggi, perdono le tubazioni ed in alcuni casi debbono mettere i secchi all’ingresso dei loro usci di casa quando piove poiché i torrini non sono coperti, per evitare pericolosi allagamenti quindi possibilità di scivoloni e relative cadute. Ciò è oltremodo pericoloso soprattutto per gli anziani cui una caduta potrebbe causare notevoli conseguenze. Insomma volendo testardamente perseverare il progetto new towns si è scelta la strada più costosa quindi sbagliata. Si potevano adottare le soluzioni di Onna e Fossa dove rispettivamente la Provincia di Trento e l’ANA ( Associazione Nazionale Alpini) hanno fornito in tempi relativamente breve delle casette di legno sicure e confortevoli. Inutile dire che sarebbero costate molto di meno quindi con la stessa cifra si costruivano un numero maggiore di alloggi e si poteva accontentare molta più gente.

Bisogna altresì onestamente ricordare che a giugno luglio terminerà l’assistenza per chi ha le case in fascia B e C e si creeranno dei grossi problemi poiché dove si metterà tutta quella gente se le case non sono pronte? La ristrutturazione non è ancora partita poiché lontani dall’Aquila i piccoli proprietari non sono stati in grado di avviare e controllare i lavori di ristrutturazione ed avviare tutte le pratiche burocratiche necessarie. Se non si corre ai ripari per tempo si rischia di trovarsi di fronte ad una situazione di esasperazione totale e nessuno sa come reagirà una massa di gente disperata.Mi preme riportare un intervento di Patrizia Tocci – un accorato richiamo agli aquilani perché si diano da fare per far rinascere la città – nel suo bellissimo libro “ La città che voleva volare” poetessa, autorevole collaboratrice di questa rivista e profondamente legata all’Aquila e al suo tessuto socio-culturale. …La città soffre come noi nel vedere quelle erbacce che crescono ovunque, quell’ immondizia accatastata da mesi nei vicoli,sentire quegli odori maleodoranti che sembrano zaffate di morte. Proprio per manifestare la volontà di riappropriarsi della città e stimolare la ricostruzione, recentemente al grido di “ Rivogliamo l’ Aquila” un migliaio di persone ha violato la zona rossa ed appeso simbolicamente le mille chiavi per riaprire la città alle transenne che la cingono Piazza Palazzo.

Oggi un’altra bellissima e Toccante iniziativa, a dimostrazione dell’amore peril Capoluogo di Provincia, “Ripuliamo l’ Aquila dalle macerie,e non solo” L’appuntamento è per le 10 alla Fontana luminosa dove armati di carriole, badili, ramazze, guanti e tutto l’occorrente necessario una catena umana selezionerà i vari materiali di risulta del maledetto terremoto trasportandoli in zone sicure. La manifestazione sarà totalmente pacifica in quanto si è raggiunto l’accordo con il Sindaco Cialente secondo cui nella zona rossa entreranno, per ragioni di sicurezza solo 45 persone autorizzate. Per noi sarà presente il Direttore Giovanni Lattanzi che ringrazio fino d’ora per la sua sensibilità e partecipazione. Mi auguro che questa volta le reti televisive siano presenti e forniranno un’informazione obiettiva e reale.Io non potrò esserci per impegni presi precedentemente ma vi assicuro la mia totale vicinanza e partecipazione ideale. Grazie a tutti coloro che interverranno ed un caloroso ……..in bocca al lupo.