Gli occhi e il buio di Caravaggio

 

Vittorio Sgarbi ci ha regalato per gli abruzzesi la sintesi della vita e dell’arte del Maestro celebrato in 20 iniziative fino al 2011 da un Comitato nazionale, con il presidente Calvesi, la vice Vodret e il segretario Zuccari, esperti come Strinati e docenti come la Macioce, presentate anche dal sottosegretario Giro: mostre e convegni, libri e indagini scientifiche; e altro.

Abbiamo iniziato con Sgarbi che ha aderito con piena disponibilità alla nostra richiesta di una sua sintesi caravaggesca speciale per gli abruzzesi, e ci ha dato la lapidaria definizione del titolo pur nel bailamme di estimatori che lo stringevano da ogni parte. Del resto avremmo iniziato comunque con la sua incursione nella presentazione delle iniziative per il quarto centenario della scomparsa del grande Maestro nel salone del MiBAC al Collegio romano; iniziative aventi il denominatore comune di approfondire con rigore scientifico e respiro culturale la conoscenza dell’artista sfrondando il campo da troppe incrostazioni. Perché il suo intervento è stato per noi uno dei due motivi salienti dell’incontro, oltre naturalmente alle presentazioni.

L’irruzione della fantasia di Sgarbi e della managerialità di Miracco

L’irruzione della fantasia anche un po’ surreale, e lo spiegheremo, nulla di presuntuoso o di invadente da parte sua: è stato il presidente Calvesi a sollecitare l’intervento di Vittorio Sgarbi mentre se ne stava in disparte tra gli astanti. E quando gli è stata procurata una sedia casualmente vicino alla nostra intorno al lungo tavolo del salone, non abbiamo approfittato della vicinanza per chiedergli la dichiarazione, lo abbiamo fatto al termine misurandoci con la calca e potendo così apprezzare ancora di più la sua disponibilità. Non tanto verso di noi quanto verso gli abruzzesi.

Un’altra irruzione c’è stata, questa volta della managerialità. Si è avuta quando Renato Miracco, Coordinatore degli Istituti di cultura americani, è intervento dicendo che l’essersi trovato nel clima caravaggesco lo ha fatto subito attivare con la National Gallery e il Metropolitan di New York, per delle mostre “mirate” di Caravaggio in America, riscontrando l’immediata disponibilità e ripromettendosi di portare avanti l’idea valutandone subito i termini realizzativi con il Comitato.

Anche in lui come in Sgarbi abbiamo apprezzato la considerazione per gli abruzzesi: di Sgarbi abbiamo detto, di Miracco l’attenzione al problema, da noi postogli al termine, dell’insensibilità degli Istituti di cultura e dei Comitati Dante Alighieri americani dinanzi alla possibilità di far conoscere una storia positiva di emigrazione abruzzese, la “risposta al Padrino”.

Il titolo che Vittorio Sgarbi ci ha regalato riassume anche il suo intervento, nel quale si è detto “ammirato di questa impresa così vasta”. E ha ricordato la mostra milanese “Caravaggio e l’Europa” nonché l’altra mostra caravaggesca che avrebbe voluto realizzare quando è stato Assessore alla Cultura del Comune di Milano. Non sulle opere di Caravaggio, qui troviamo la surreale originalità, ma su quello che avevano visto i suoi “occhi” a Milano, prima di andare a Roma verso i 21 anni; periodo milanese del quale non si conoscono sue opere ma in cui conobbe i dipinti di una serie di precursori nei quali si possono trovare le basi e i semi della sua arte che sarebbero stati oggetto dell’esposizione ideata ma non realizzata; non è restato sul vago ma ha sciorinato una serie di nomi e di citazioni colte da par suo. Non poteva essere soltanto colto l’intervento di Sgarbi, la sua vis polemica si è esercitata sul fatto che la Sicilia, uno dei luoghi della sua peregrinazione e della sua pittura nella fase finale della vita viene trascurata e deprivata di tele di Caravaggio portate via per improbabili e inappropriati restauri dai musei regionali.

Quindi la sintesi che ci ha dato riassume il suo intervento: negli “occhi” ci sono i precursori che Caravaggio guardava da adolescente, nel buio l’oscuramento della Sicilia, mai dimenticata dal sindaco di Salemi, immaginifico anche nell’indossare la fascia tricolore, come si è visto nella cerimonia di consegna della cittadinanza onoraria al regista Giuseppe Tornatore.

Ma il capolavoro di Sgarbi sta nel fatto che per noi il titolo regalato agli abruzzesi riassume anche le due grandi peculiarità di Caravaggio: i suoi occhi scavano nelle situazioni e nei personaggi alla ricerca del vero, al di là del naturismo; il buio è nei fondali la cui oscurità crea il proscenio nel quale il vero che viene evidenziato è portato alla ribalta con contrasti di chiaroscuro spesso così netti che la luce si proietta sulla scena quasi fosse un occhio di bue che fruga nel palcoscenico.

La figura di Caravaggio e il programma complessivo

Di “verismo che non è naturismo” ha parlato il sottosegretario del MiBAC Francesco Maria Giro ricordando che Caravaggio può essere definito “romano de’ Roma” nonostante la sua nascita lombarda, perché qui è vissuto a Campo Marzio e ha svolto la parte fondamentale della propria attività artistica per ben 14 anni dal 1592 al 1606, molto apprezzato nonostante le disavventure della vita poi lo allontanarono fino al tentativo finale di tornare con l’agognata grazia. E’ un altro romano d’adozione, aggiungiamo, che viene ricordato poco dopo il bicentenario di Gogol, innamorato della città eterna dove visse a lungo. “La sua personalità, ha detto l’On. Giro, va inquadrata nel suo tempo ma anche in tempi diversi con personalità diverse”; e ha sottolineato la complessità della sua arte “che richiama anche i temi di Michelangelo e Raffaello e ci riporta al Rinascimento”. Il sottosegretario ha definito infine il 2010 “un anno fondamentale per l’arte alla vigilia del 150° dell’Unità nazionale” con l’atto d’amore finale per “Roma, museo a cielo aperto”.

A Maurizio Calvesi il compito di esporre il nutrito programma del Comitato da lui presieduto che riunisce più di 50 enti e soggetti istituzionali a livello nazionale e locale e altrettanti accademici e studiosi di Caravaggio. Sono 20 iniziative di varia natura, descritte ad una ad una da Calvesi che ha chiamato di volta in volta ad illustrarle i rispettivi protagonisti, in particolare i due membri di vertice del comitato Vodret e Zuccari, la Macioce e Lo Sardo, direttore dell’Archivio di Stato, compreso ovviamente Strinati ideatore della grande mostra alle Scuderie del Quirinale, la prima delle iniziative apertasi il 20 febbraio 2010, dopo la recente mostra “Caravaggio Bacon” alla Galleria Borghese a Roma di cui abbiamo dato conto sulla rivista.

Il programma comprende una serie di attività di approfondimento di Caravaggio che, sebbene sia il pittore di cui forse si è scritto di più, ha sempre molto da rivelare. Di qui oltre alle mostre, anche libri e convegni, analisi scientifiche e altre manifestazioni celebrative di varia natura. Altrettanta attenzione viene posta ai suoi rapporti con gli artisti detti “caravaggeschi”, che spesso si sovrappongono al Maestro nelle complesse questioni di attribuzione e di autenticità delle opere.

Calvesi ha detto che “far conoscere ancora meglio il maestro più conosciuto nella storia della pittura deve sfatare il mito del ‘pittore maledetto’ che lo perseguitò fin dai suoi tempi”. Vi concorse il fatto che la sua biografia fu scritta da Baglione, pittore suo rivale che ebbe anche a denunciarlo per diffamazione; e la tendenza del Romanticismo a fine 1890-inizi 1900 a dare la qualifica di “maledetto”: a Rimbaud per la poesia, a Caravaggio per la pittura.

Altri luoghi comuni vanno sfatati come la sua precocità artistica, quando la cappella Contarelli a San Luigi dei Francesi la dipinse a 30 anni e fino alla venuta a Roma a 21 anni poco si sa di lui; la sua povertà dato che era di famiglia benestante, la sua presunta omosessualità non è provata; la sua stessa aggressività viene discussa, uccise Ranuccio Tommasoni in duello forse per rivalità amorosa e questa fu la sua rovina; non fu miscredente ma religioso di una religiosità lombarda che, con il cardinale Borromeo e San Filippo Neri, propugnava il ritorno alla povertà delle origini della Chiesa, mentre la Curia romana aspirava invece al lusso e alla grandiosità che sul piano artistico portarono al barocco.

Le iniziative sull’arte di Caravaggio e sui “caravaggeschi”

Si sente che Calvesi non smetterebbe mai di parlare della figura e dell’arte di Caravaggio, ma il programma che deve presentare è molto nutrito, passa a illustrare le 20 iniziative, l’ultima delle quali, per gli anni 2011-12, riguarda “altre mostre di opere caravaggesche da accostare agli originali del Maestro già presenti in musei stranieri (San Pietroburgo, Stati Uniti o altre tappe da decidere)”, un “rendez vous” che moltiplicherebbe il successo del “Trittico del Maestro di Beffi”.

Cominciamo con la mostra “Caravaggio”, dal 20 febbraio al 13 giugno 2010 a Roma, alle Scuderie, 24 grandi dipinti di cui è accertata l’assoluta autenticità, che insieme alle altre 15 opere visibili in musei e chiese romane consentono una visione completa dell’opera del Maestro nei vari periodi della sua breve vita. Ne ha dato una sentita anticipazione l’ideatore Claudio Strinati, la presentazione c’è stata il 19 febbraio alle Scuderie dove si è aperta il 20; la racconteremo prossimamente.

Quasi a staffetta con questo grande evento romano, la “nave ammiraglia di Firenze” dal 22 maggio al 15 ottobre presenta la mostra “Caravaggio e caravaggeschi” alla Galleria Palatina e agli Uffizi, a cura di Gianni Papi, circa 100 dipinti con autoritratti, ritratti e mezze figure, nonché disegni, un’esposizione comparativa di estremo interesse.

Una mostra ci sarà anche al Comune di Caravaggio, riguarderà il “Trittico” di San Luigi dei Francesi a Roma, riprodotto in uno speciale fax simile dall’apposito Centro studi e ricerche digitali che ha il nome del Maestro.

Iniziative particolari riguardano un film introduttivo su Caravaggio, proposto da Cristina Acidini, che lo ha descritto così: “una Firenze caravaggesca, con le luci e ombre, la verità del reale sconosciute nella città e alternative al rinascimento manierista”. Si farà lo spettacolo “L’inventore del Nero. Una arbitraria storia di Michelangelo Merisi da Caravaggio”, .con “interviste impossibili”, danza e musiche dal vivo, basta citare il nome di Raffaele Paganini. E’ previsto il Convegno di studi “Caravaggio e la Musica” alla Biblioteca Nazionale Braidense e concerto finale al Conservatorio di Milano, con musica coeva, strumenti e partiture d’epoca. Il Comune di Porto Ercole, dove morì nel ritorno a Roma, gli dedicherà una manifestazione celebrativa nel luglio 2010.

Passando agli approfondimenti culturali in senso stretto della sua opera, l’intento delle iniziative è analizzare i diversi aspetti della sua figura considerata a sé stante oppure anche riguardo ai contemporanei e seguaci, i “caravaggeschi”.

Sul primo aspetto verranno pubblicati i risultati delle indagini scientifiche sulle sue opere a Roma, con il titolo “Michelangelo Merisi da Caravaggio. La verità svelata”, a cura di Rossella Vodret, che ha coordinato le ricerche; la soprintendente del polo museale romano ha selezionato, con indagini dirette sui dipinti e sulle fonti documentali, le opere sicure di Caravaggio da un “catalogo lievitato in modo improprio” fino a cento opere, e ha messo evidenza il ruolo del disegno, in particolare ha detto che “il famoso dipinto ‘il canestro di frutta’ è tutto disegnato”, come risulta dagli accertamento compiuti.

Oggetto di indagini anche le opere non conservate a Roma, i cui risultati saranno pubblicati in “Caravaggio fotografo. L’alchimia dei materiali foto sensibili e foto luminescenti” e in “La camera oscura del Caravaggio. Sistemi composti di lenti e specchi”. Anticipazioni su “Bacco” degli Uffizi in “Nuove scoperte sul Caravaggio”, Servizi Editoriali, Firenze 2009. E’ come scoprire nuovi quadri sottostanti a quelli definitivi, sotto un famoso un dipinto ce ne sono addirittura altri due.

Verrà curata anche la riedizione di testi e illustrazioni delle indagini svolte da Venturi, pubblicate con Urbani negli “Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei”, 1952 e di quelle di Urbani con Rotondi in “Bollettino Centrale del Restauro”, 1966.

Sarà aggiornato il volume del 2003 “Michelangelo Merisi da Caravaggio. Fonti e Documenti” con un’edizione notevolmente accresciuta a cura di Stefania Macioce. senza immagini ma con un imponente apparato documentario, ne ha parlato la stessa curatrice descrivendo come si sia potuto arricchire il già vasto repertorio di notizie. La Macioce ha presentato anche il volume da lei curato “Caravaggio e i Cavalieri di Malta”, sull’ultima fase della sua vita quando raggiunse Malta e poi la Sicilia.

Per le fonti ci sarà anche una Mostra di importanti documenti sul Maestro presso l’Archivio di Stato a Roma, come ha spiegato il direttore Eugenio Lo Sardo, intervenuto anche lui alla presentazione: “Emerge l’uomo e non solo l’artista in una documentazione copiosa favorita dal fatto che fu coinvolto in atti giudiziari di cui c’è ampia testimonianza nell’Archivio”.

Non poteva mancare un grande Convegno internazionale di studi nell’autunno 2010, a Roma, dal titolo “Caravaggio e i caravaggeschi ‘tra sacro e profano’. Dalla pittura ‘etica’ alla scena di genere”. In tre intense giornate all’Accademia dei Lincei i maggiori studiosi della pittura del Caravaggio e del Seicento si confronteranno sui soggetti e sulle tematiche dell’artista, con nuovi contributi filologici e attributivi, interpretativi e iconologici anche rispetto ai seguaci e imitatori “caravaggeschi”.

E’ di Alessandro Zuccari il corposo approfondimento dell’influenza del maestro sui contemporanei e successivi, che si manifesta in una sorta di trilogia, attesa per la primavera del 2010, su tre titoli cui corrispondono ponderosi volumi: il primo titolo, che sarà pubblicato in aprile, è “Caravaggio e le sue innovazioni”; il secondo “Da Caravaggio ai Caravaggeschi”, curato con Maurizio Calvesi; il terzo, in due volumi, “I Caravaggeschi. Percorsi e protagonisti”, mille pagine con 700 illustrazioni, un’opera imponente di quasi 70 saggi scritti da oltre 50 specialisti. L’autore ha spiegato che vengono approfonditi due aspetti principali: ciò che è avvenuto nell’arte in Italia e nel mondo a seguito delle novità introdotte da Caravaggio, in particolare dove sono state accolte o rifiutate e dove hanno lasciato il segno; con quali criteri identificare i cosiddetti “caravaggeschi”, vedere chi inserire e chi no in questa categoria oggi fin troppo folta di contemporanei e seguaci.

Dalla “trilogia dei caravaggeschi” di Zuccari agli “occhi di Caravaggio” di Sgarbi

Ci piace concludere con l’opera di Zuccari che abbiamo definito la “trilogia dei caravaggeschi”, anche nel ricordo di un simpatico incontro con il professore tre giorni dopo, davanti ai capolavori di Caravaggio all’anteprima del 19 febbraio della grande mostra alle Scuderie del Quirinale citata all’inizio. E ricollegare i suoi “caravaggeschi” ai precursori che il giovane Michelangelo Morisi avrebbe visto con gli “occhi di Caravaggio”, nella definizione di Sgarbi, presi dalla febbre della pittura. Un “prius” e un “posterius”: non potrebbe essere oggetto di una mostra antologica comparativa? Azzardiamo un titolo: “Gli occhi di Caravaggio e dei cavaraggeschi”, può darsi che questi ultimi si ricongiungano ai primi negli aspetti esteriori, restando insuperato il Maestro.

Lanciamo l’idea, senza presunzione ma con l’immedesimazione creata da una “total immersion” nel mondo di Caravaggio, anche dopo la mostra con Bacon; l’immedesimazione che ha dato la “sindrome di Stendhal” alla persona che accompagnava la Vodret nella visita per il ritocco finale alla mostra prima dell’apertura ai giornalisti, lo ha raccontato la soprintendente in persona.

Con pari umiltà chiediamo a Vittorio Sgarbi e Alessandro Zuccari cosa ne pensano. Ci piacerebbe molto saperlo, sarebbe un contributo ulteriore nato dall’incontro al Collegio Romano. E siamo certi che piacerebbe saperlo anche ai nostri lettori.