Centro per il libro e la lettura: una nuova speranza

 

Nel programma del presidente del Centro per il libro Ferrari, dopo gli interventi dei ministri Bondi, Gelmini e Meloni e del sottosegretario Bonaiuti, presenti il sottosegretario Giro e il direttore generale Fallace, il Consigliere del Ministro Elkan e una affollata platea di giornalisti, tra loro Lucia Annunziata, una sperimentazione alla quale potrebbe partecipare la provincia di Teramo.

Come in un executive summary cominciamo dalla proposta conclusiva. Al presidente del Centro per il libro e la lettura, Gian Arturo Ferrari, al quale abbiamo prospettato l’ipotesi al termine della conferenza stampa, è abituale andare subito al sodo, si è sentita la sua esperienza manageriale di vertice alla Mondadori nel programma per il primo triennio, illustrato in perfetto stile aziendale.

E questo nonostante il “prodotto” da vendere sia quanto mai immateriale: più che il libro è la lettura, oggetto misterioso per larga parte degli italiani, che segue percorsi da decifrare e definire attraverso un’analisi in profondità all’interno della società come degli individui. Ed è a questo lavoro di sperimentazione che candidiamo in via di ipotesi la provincia di Teramo per due motivi: l’essere tra le ultime nelle graduatorie per la lettura di libri e l’essere stata assente nel programma della recente manifestazione “Ottobre piovono libri”. Non che l’ottobre 2009 sia stato privo di iniziative nella città capoluogo e nella provincia, tutt’altro; ma forse è mancata quella sistematicità e quel coordinamento che lo stesso presidente Ferrari ha posto tra i capisaldi del proprio programma.

Confidiamo che le autorità provinciali, il presidente Catarra e l’assessore alla cultura Di Michele avanzino la candidatura che noi ci siamo permessi di ipotizzare. Pensiamo che il direttore della biblioteca provinciale Délfico Luigi Ponziani non si tirerebbe indietro, a stare all’intervista che ci concesse, anche a seguito di quanto aveva osservato, dinanzi alla suddetta assenza, il Direttore generale al Ministero beni culturali per i beni librari, gli istituti culturali e il diritto d’autore, Maurizio Fallace: “Bisogna fare qualcosa” (ne demmo conto nel servizio del 6 ottobre 2009). E’ un qualcosa che potrebbe ora materializzarsi nella candidatura alla sperimentazione su quel che tiene lontani dalla lettura e quel che può invogliare.

Gli interventi dei ministri Bondi, Gelmini, Meloni e del sottosegretario Bonaiuti

Dopo questa introduzione-conclusione viene il resoconto di un evento, come la nascita del Centro per il libro e la lettura, celebrato con un altro evento: la presenza di tre ministri e delle autorità che abbiamo già citato, con illustri ospiti come il presidente dell’Associazione Italiana Editori Polillo e Tullio De Mauro, l’insigne studioso che è stato in tempi recenti Ministro della pubblica istruzione,

Arriveremo al programma del presidente Ferrari dopo un breve excursus sugli interventi dei politici, iniziando con chi ha fortemente voluto il Centro, il Ministro per i beni e le attività culturali. il cui amore per la lettura si è visto anche dall’istituzione dei “Giovedì di Santa Marta”, con la presentazione settimanale di libri nella splendida antica chiesa vicino al Collegio romano e dall’avere come consigliere Alain Elkan che il libro lo ha nel Dna, glielo abbiamo detto ricordando le sue belle parole per “Ottobre piovono libri”, frutto evidente di un amore senza fine.

“L’istituzione del Centro per il libro e la lettura è una delle operazioni più rilevanti merito di governi dal diverso segno politico” – ha introdotto il ministro Sandro Bondi - ”è un istituto innovativo nella pubblica amministrazione perché ha una struttura mista pubblico-privato e vi concorrono una serie di enti ed organi dell’una e dell’altra natura”. Più precisamente “è dotato di autonomia scientifica e finanziaria, organizzativa e contabile, ha un proprio statuto e il presidente è esterno all’amministrazione”. Il Centro si pone come “punto di riferimento fondamentale, per confrontare esperienze e avvicinare al libro strati sempre più ampi, perché la lettura fa crescere i cittadini”.

Il Ministro ha ribadito quanto deciso dal Consiglio dei Ministri su propria proposta nell’approvare l’istituzione del Centro in merito alle funzioni assegnate al nuovo organismo: “Attuerà politiche di diffusione della lettura in Italia e di promozione della cultura e degli autori italiani all’estero”. E questo in particolare operando nella comunicazione in quanto “realizzerà campagne informative sui media per sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti dei prodotti editoriali e della lettura” e con una azione diretta dato che “organizzerà iniziative in Italia e all’estero per divulgare la produzione editoriale italiana”. In particolare con il Ministero della pubblica istruzione “promuoverà la diffusione della letteratura e della saggistica” nelle scuole e con il Ministero per la gioventù “sosterrà le iniziative rivolte ai giovani promosse dalle biblioteche e dalle scuole”.

Nell’ambito del Centro vi sarà un Osservatorio del libro e della lettura, con compiti di analisi e studio sull’evoluzione del mercato librario e di proposta per iniziative atte a diffondere la produzione editoriale italiana, in particolare contemporanea, considerando anche i diritti per la riproduzione delle opere nei musei e negli istituti culturali.

Come avvenne per l’insediamento di Mario Resca alla direzione generale per la valorizzazione dei beni culturali il Ministro ha sottolineato l’importanza dell’innesto di competenze manageriali e della collaborazione pubblico-privato con la presidenza di Gian Arturo Ferrari, un prestigioso operatore del settore le cui riconosciute capacità sono state sperimentate nella posizione di vertice nel maggiore gruppo editoriale italiano; e anche e con il “coinvolgimento per operare insieme” dell’Associazione Italia Editori con il presidente Polillo e dell’Associazione librai.

Alla manifestazione “Ottobre piovono libri” ha fatto riferimento il sottosegretario Bonaiuti, che ha portato il saluto di Gianni Letta sinceramente rammaricato di non poter partecipare dovendo rappresentare il governo all’Assemblea della Corte dei Conti in corso nella stessa mattinata. Bonaiuti ha ricordato la campagna “Ottobre piovono libri”, sulla quale un sondaggio ha evidenziato che oltre il 70% delle persone intervistate ne è stato al corrente e la reputa utile, e il 65% vorrebbe altre iniziative promozionali per la lettura. Ha inoltre rilevato come l’acquisto di libri è andato in controtendenza rispetto alla crisi economica. Aggiungiamo noi che anche per il teatro si è rilevato lo stesso fenomeno, forse sono stati validi sostituti a un impiego del tempo libero più costoso, come possono essere i viaggi più diffusi, a parte le crociere di lusso, i pranzi fuori casa, fino alle vacanze. Ha concluso con una bella immagine, “il piacere di leggere un libro al termine della giornata di lavoro”, evocando le emozioni che dà il voluminoso libro sulle Crociate sua attuale lettura serale.

Il ministro Mariastella Gelmini ha parlato delle iniziative della scuola promosse dal suo Ministero per promuovere la lettura, anche con concorsi a premi, perché “ruolo della scuola è far nascere l’amore per il libro, invitare a leggerlo”. Il Centro ora costituito avrà un’importanza notevole perché darà un punto di riferimento consentendo di “mettere a sistema le iniziative in corso e di promuoverne altre in collaborazione”. Nella riforma della scuola testé varata si insiste sull’importanza di questo aspetto perché “la crescita culturale passa non solo dal dovere di leggere i libri scolastici ma dalla passione per la lettura che la scuola deve promuovere e alimentare”. Appassionare alla lettura è la finalità di tante iniziative anche piccole e a livello locale che hanno ampia partecipazione di pubblico e il nuovo Centro favorirà sviluppando positivi accordi di collaborazione con la scuola.

Un apprezzamento anche dal ministro Giorgia Meloni per il “coinvolgimento trasversale del governo” e la constatazione in positivo che “gli italiani leggono più di prima e più dei loro genitori. Le nuove tecnologie non hanno scacciato la lettura e il libro, come si temeva”. Ma anche in negativo: “I giovani cominciano a leggere i libri che trovano in casa, il che crea una disparità a seconda della condizione economico-sociale della famiglia, assolutamente da rimuovere”. Per far crescere la lettura il rapporto con i giovani è fondamentale, “creare un clima culturale nel quale leggere sia una sfida e un divertimento”. E qui ha sostenuto “l’importanza per i giovani della Biblioteca locale, come positivo centro di aggregazione”. Nella nostra intervista del 21 dicembre 2009 al direttore della Biblioteca provinciale “Délfico” di Teramo, Ponziani, si trova descritta una realtà dalla forte presa sui giovani che conferma la giusta osservazione del ministro Meloni.

Le luci e ombre del “paradosso italiano”

Dopo i ministri l’apprezzamento del presidente dell’Associazione Italiana Editori Marco Polillo, perché, a differenza delle iniziative del passato di promuovere la lettura, è il primo tentativo di organizzazione permanente che pone l’Italia a livello degli altri paesi europei. Spingere gli italiani ad amare la lettura è un’opera meritoria, soprattutto perché realizzata unendo gli sforzi di tutti. “Finalmente si fa qualcosa per una crescita vera, da cui si otterranno grandi ed evidenti benefici”.

Che la fiducia nel nuovo Centro sia ben riposta lo ha dimostrato l’ampia relazione del presidente Gian Arturo Ferrari, debitamente corredata di slides e grafici nello stile aziendale che gli è proprio. E anche questo, dinanzi ai vertici della pubblica amministrazione, è stato un segno visibile di cambiamento, ha dato la sensazione di essere partiti con il piede giusto. Anche perché dopo aver dato sintetici risultati dell’analisi di mercato compiuta è passato ad enunciare un preciso piano triennale fatto di programmi specifici: tre per l’obiettivo primario di allargare la base di lettura, quattro per obiettivi secondari pur essi importanti. Il suo pensiero, riportato anche nelle interviste alla grande stampa, non è fatto solo di idee ma è già strutturato in programmi ben precisi.

Cominciando dal mercato ha subito presentato, con un efficace corredo di dati, il “paradosso italiano”, che mostra luci ed ombre nette, come un quadro di Caravaggio ci permettiamo di aggiungere noi, reduci dalla conferenza stampa del giorno prima sulle iniziative per i 400 anni e nell’imminenza della conferenza stampa d’inaugurazione della grande mostra alle Scuderie.

Le luci ribaltano in positivo convinzioni radicate. Vengono dall’ampiezza del mercato librario, dove l’Italia (con 3,3 miliardi di euro di consumi di libri annuali, nel 2007) è al settimo posto tra i maggiori mercati del mondo preceduta, in Europa, dalla Germania che è al secondo posto e da Regno Unito e Francia, poco al di sopra di noi nell’“editoria” di progetto, mentre ci distanziano di più nell’“editoria d’autore”; va tenuto conto che della graduatoria fanno parte gli Stati Unito al primo posto e il Giappone e la Cina al terzo e quarto posto. Altre luci dal fatto che i libri sono “il maggior consumo culturale”, superano ogni altra singola voce di questo campo: dai quotidiani (2,2 miliardi di euro) e periodici (1,9 miliardi) a musica e cinema, teatro e mostre (2,1 miliardi in totale).

Ed ecco le ombre: soltanto il 38% della popolazione (sopra i 14 anni) legge libri, di questi solo 4 milioni, pari all’8%, sono lettori abituali e gli altri 15 milioni lettori saltuari. In questa graduatoria , oltre ai tre paesi prima citati, in Europa ci supera anche la Spagna con il 47% di lettori, stratosferici Germania e Regno Unito al di sopra del 60%. Inoltre la “piramide della lettura” è molto pronunciata, con la base costituita da ben il 30% di lettori tra 1 e 5 libri l’anno, e il vertice soltanto dall’1,5% che legge da 1 a 2 libri al mese. L’ombra si proietta sul futuro dato che il 38% di lettori del 2007 viene dalla perdita di un punto percentuale in quattro anni, rispetto al 39% del 2003. Inoltre “la disuguaglianza cresce – osserva Ferrari – negli ultimi anni le differenze, basate sul livello di istruzione e sulla classe socio-economica, si sono accentuate” e ne fornisce i dati.

Quindi “mercato forte su lettura debole per esiguità nel numero dei lettori e progressiva accentuazione della forbice tra svantaggiati e avvantaggiati”. Di qui valutazioni di carattere sociale e non solo culturale: “Si tratta di un problema nazionale: per l’iniquità e la mancanza di valore sociale della lettura; per l’inadeguatezza e la scarsa competitività del paese”. E anche un messaggio politico che i ministri avranno raccolto: “La lettura di libri in Italia non è democratica”.

Il presidente Ferrari a conferenza stampa terminata ne preciserà il valore economico: “Le virtù tradizionali degli italiani, laboriosità e spirito di iniziativa, restano apprezzabili ma non bastano più, l’economia della conoscenza richiede formazione e aggiornamento, apprendimento e approfondimento che passano per l’abitudine alla lettura, familiarità con il libro”.

L’impostazione del primo triennio di attività del Centro

Il quadro delineato ha creato un’attesa che è stata premiata, perché Ferrari ha proseguito con logica aziendale a definire obiettivi e metodo prima di passare ai programmi.

Gli obiettivi primari sono conseguenti all’analisi svolta: “Allargare la base di lettura; dare al libro un valore socialmente apprezzabile; familiarizzare al libro e attribuirgli un valore affettivo”. Ma un manager d’impresa non può limitarsi alle enunciazioni, fissa traguardi quantitativi e Ferrari lo ha fatto proiettandosi nell’arco di un decennio: raggiungere il 50% di lettori sulla popolazione sopra i 14 anni (di cui 10% abituali e 40% saltuari). Il confronto con la situazione attuale – 38% (di cui 8% abituali e 30% saltuari) – :mostra che si tratta di obiettivi realistici e non velleitari; inoltre indica quanto sia grave non aver contrastato l’arretramento di un punto percentuale dal 2003 al 2007, in un processo così lento che attiene ad abitudini profondamente radicate nel corpo sociale.

Poi vengono gli obiettivi secondari “non perchè di minor valore- ha detto Ferrari – ma perché di minore urgenza e drammaticità”, riguardando la “salvaguardia e la tutela del mondo del libro, in tutte le sue espressioni”; importante anch’essa ma strumentale rispetto agli obiettivi primari.

Il metodo è conseguente alla collaborazione tra pubblico e privato nell’affrontare un problema nazionale che è di comune interesse risolvere. Il Centro del libro non seguirà l’esempio del Centre du Livre, arroccato a Parigi come del resto gran parte delle istituzioni nazionali francesi: “L’Italia non è la Francia, Roma non è Parigi”, siamo il Paese dei cento campanili, la sede sarà a Roma ma le funzioni si articolano nel territorio nazionale, Milano sarà il centro dei rapporti con gli Editori, Torino quello dei rapporti istituzionali e degli approfondimenti culturali.

La strategia è riassunta nelle parole “concentrazione e selezione” dato che – Ferrari lo ha affermato esplicitamente – “non abbiamo le risorse per una miriade di interventi”. Sono quantificate in 3 milioni di euro, ma l’attività del Centro andrà oltre questi limiti ristretti per gli apporti derivanti dal coinvolgimento dell’Associazione degli Editori, oltre che dei Librai; e da un originale piano di autofinanziamento che rappresenta l’ultimo programma presentato.

Sette i programmi illustrati, tre per gli obiettivi primari e quattro per gli obiettivi secondari.

I programmi primari

Il primo programma, volto ad “allargare la base di lettura”, è quello fondamentale. Ci si scontra con l’assenza di riferimenti utili, è un terreno ignoto, occorre capire come si può far penetrare nel corpo sociale un diverso atteggiamento verso il libro: “La ricetta non c’è, dobbiamo trovarla e si può fare solo con una sperimentazione a Nord, Centro, Sud anche con chi si candiderà”. Non si può che trovare la formula giusta con una ricerca sul territorio in modo da costruire “un modello di promozione su scala provinciale, applicabile successivamente a tutto il territorio nazionale”. Si intende operare per campione, partendo da tre province, del Nord, Centro e Sud “più quelle che volontariamente si vorranno aggiungere”. Il Gruppo di lavoro incaricato del progetto farà perno sul Centro per il libro in merito alle istituzioni pubbliche e private locali (Enti e scuola, stampa, editori e librai) e sull’Università di riferimento per il raccordo con altri Enti anch’essi locali (associazioni culturali e biblioteche, radio e Tv), così si creerà un gruppo di intervento. Non sarà il gruppo di studio su cui ironizzava Giorgio Gaber nel suo “teatro canzone”, ma avrà un “timing” ben preciso: nel primo anno dovrà selezionare il campione e allestire la ricerca, nel secondo anno farà la sperimentazione, nel terzo anno la sintesi dei risultati e la costruzione del modello generale.

Il secondo programma si propone di “dare al libro un valore socialmente utile” diffondendone direttamente la disponibilità. Si tratta dell’offerta gratuita dei libri di buona qualità invenduti – che gli editori eliminano soprattutto per ragioni di magazzino – alle situazioni emarginate, dalle carceri agli ospedali, dalle case per anziani alle piccole scuole e piccoli comuni; la lettura è vista come “cura della solitudine fisica, sociale, spirituale”. Non vengono nascosta le difficoltà logistiche e normative e i costi elevati, ma è una strada che si intende percorrere.

Il terzo programma, farà in modo di “familiarizzare al libro e attribuirgli un valore affettivo” con iniziative semplici ma ad effetto: come quella di creare “l’abitudine a regalare, in un determinato giorno, un libro a tutti coloro cui si vuol bene”. Non verrebbero pilotati i regali di San Valentino, il “target” è più vasto, riguarda le famiglie, quel giorno potrà essere il 23 maggio, giornata nazionale della lettura, e sarà preceduto da “una settimana di intensa campagna comunicativa”.

Gli altri programmi

Fin qui i programmi primari di interesse generale; non sono stati chiamati prioritari evidentemente perché quelli per obiettivi secondari saranno avviati contemporaneamente, forse la priorità interverrà soltanto nel graduare gli impegni nel caso in cui le risorse risultino insufficienti.

Seguono i quattro programmi con obiettivo secondario. Il primo di essi è volto a “dare agli autori e alle opere italiane la presenza internazionale che oggi non hanno” e “rendere vantaggiosa per gli editori stranieri delle lingue principali la pubblicazione di opere italiane coprendo i costi di traduzione”; si tratta di concentrarsi sulle “concrete possibilità di affermazione”, in collegamento con il Ministero degli Affari esteri.

Abbiamo detto al presidente Ferrari come le nostre istituzioni culturali all’estero siano apparse indifferenti, riportandogli un’esperienza fatta per motivi personali, ma divenuta giornalismo d’inchiesta: nessun Istituto italiano di cultura e nessun Comitato Dante Alighieri degli Stati Uniti e Canada (salvo un segno di interesse del Comitato di Ottawa) si degnò di rispondere, neppure un cenno di ricevimento, alla lettera motivata che nell’aprile 2007 segnalava e chiedeva assistenza per far conoscere in America un romanzo premiato che valorizzava l’emigrazione contro i luoghi comuni che danneggiano i connazionali, al punto da essere definito “la risposta al Padrino”.

Altri due programmi riguardano analisi e riflessioni sul mondo del libro partendo dal livello internazionale con particolare approfondimento sul piano nazionale. Per il primo aspetto è previsto “un appuntamento annuale di studio e confronto sui temi di frontiera, sull’evoluzione e sul futuro del libro”, con un raduno internazionale a Torino per delle “giornate di lavoro e discussione”; per il secondo aspetto sarà verificato il consumo effettivo di libri delle famiglie con metodi che diano maggiori garanzie rispetto ai sondaggi, in particolare rilevazioni Nielsen su acquisti e vendite, in modo da disporre di un quadro quantitativo adeguato per definire interventi appropriati.

L’ultimo programma mette i piedi nel piatto, cioè nell’economia editoriale: riguarderà il prezzo del libro, la perequazione dell’Iva rispetto a quotidiani e periodici e a quella dei libri elettronici – fenomeno incombente tutto da scoprire – fino al trattamento fiscale del diritto d’autore.

Dietro gli aspetti economici e normativi e il tono manageriale, c’è molto amore in questo programma. L’amore del ministro Bondi e del consigliere Elkan lo abbiamo già evocato, quello di Ferrari non richiede verifiche, la sua lunga direzione della divisione libri alla Mondadori lo prova, e anche la polemica sul ruolo e i meriti di Giulio Einaudi e del suo “progetto egemonico” editoriale. E’ un amore che punta a intercettare altri amori con un progetto speciale dal nome significativo “Faherenheit 451”: “un gesto di generosità e una assunzione di responsabilità personale da parte di chi è più fortunato”. L’immagine di “Farhenheit 451”, il famoso romanzo di Bradsbury e relativo film, rimanda al calore dei libri dati alle fiamme in una deprecabile società del futuro, qui il calore è nel “puntare sugli esseri umani, sulle persone fisiche, non sugli enti”, l’Associazione dal nome fantascientifico chiede un atto d’amore a coloro che sono “più fortunati”, 10 mila euro per sottoscrivere ogni “grado Farhenheit” esprimendo in modo tangibile questo amore e fornendo mezzi di autofinanziamento da impiegare nel perseguire l’impegnativa missione .

La nostra ipotesi e il nostro programma

Ed è perché sappiamo quanto amore ci sia in Abruzzo per il libro e la lettura che si siamo permessi di avanzare l’ipotesi dell’inserimento della provincia di Teramo, che è rimasta fuori dal programma 2009 “Ottobre piovono libri” ma non ha mancato di animare il mese con iniziative, enumerate dal direttore Ponziani della Biblioteca provinciale “Délfico”. Lo citiamo di nuovo per il ruolo che può avere la sua struttura nel programma soprattutto avendo a mente la forte presa sui giovani che ne affollano gli spazi librari, multimediali e di Internet. Per inquadrare tutto questo nel più vasto campo della cultura, alla sua intervista da noi già pubblicata in dicembre, faremo seguire quelle al Sindaco di Teramo Brucchi che ne ha la delega, e agli assessori alla cultura della provincia di Teramo Di Michele e della regione Abruzzo Di Dalmazio, un tris d’assi delle istituzioni che ci auguriamo voglia consentirci di fornire presto un quadro d’insieme a livello locale certamente utile.

A questo trittico locale abbiamo in animo di far seguire, se ci verranno accordate, le interviste conclusive ai già citati Maurizio Fallace direttore generale per i beni librari e gli istituti culturali e Gian Arturo Ferrari, presidente del Centro per il libro, quest’ultimo sugli aspetti attinenti al suo programma e in modo specifico al progetto di costruzione di un modello di promozione su scala provinciale da estendere poi a tutto il territorio nazionale.

Ci accorgiamo di aver fatto anche noi un programma. Nello stesso tempo ci troviamo a prendere nella nostra libreria due volumi negletti sulle Crociate per metterli nel comodino. Vuol dire che gli esempi sono contagiosi. Siamo lieti di fornire a Bonaiuti e Ferrari questo primo piccolo test personale, Potranno trarne un primo pur modesto incoraggiamento al lungo lavoro che li attende.