Fulvio Viola, 80 anni di pittura

È passata quasi sotto silenzio la mostra “Fulvio Viola: 80 anni di pittura” inaugurata lo scorso 12 febbraio 2010 presso la Casa D’Annunzio a Pescara e che si protrarrà fino al 28 febbraio. Un vero peccato, anche perché non è stata adeguatamente documentata; in quanto ritengo essere l’artista una delle più significative presenze dell’arte iconica abruzzese del dopoguerra, a cui per la verità mai sono stati dati i dovuti riconoscimenti che meritava. Le motivazioni?

Possono essere state tante e talora anche plausibili, ma ci si augura che qualche storico dell’arte regionale abbia il coraggio finalmente di rendere giustizia a questo personaggio certamente alquanto umbratile e per questo singolare che forse non ha saputo o voluto sgomitare come tanti suoi colleghi per approdare ad una visibilità che gli desse riconoscimenti. Ma ecco una sua brevissima scheda biografica: nato a Pianella nel 1926 Fulvio Viola è stato amico e collaboratore di Tommaso Cascella. Compie gli studi artistici a Firenze dove rimane dal 1952 al 1957, con i maestri Lanzi e Grassini. Dopo la guerra, che lo vede sfollato da Pescara al suo paese natale, si arruola in marina con possibilità di visitare musei e pinacoteche. Nel frattempo inizia una rilevante attività espositiva: prende parte a mostre in diverse città, come Reggio Emilia, Terni, La Spezia, Francavilla al Mare. È presente anche alla Promotrice di Belle Arti di Torino (1950), alla Quadriennale di Roma (1951 e 1959), oltre che ai vari Premi Michetti (1950-1961), Avezzano, Suzzara, Livorno, Vignola, Penne. Tra le personali da ricordare quella del 1957 alla Casa di Dante a Firenze e dieci anni dopo alla Galleria Margutta di Pescara.

Nel 1997 è invitato alla XXIV edizione del Premio Internazionale Valle Roveto. Fulvio Viola, fratello di Bruno Viola, insigne scrittore e umanista, nelle sue opere migliori dal tonalismo caldo e passionale evoca la grande lezione dei protagonisti della Scuola Romana. Purtroppo ancora molto a lui deve la critica italiana. E c’è anche il rammarico che un simile personaggio non sia mai stato chiamato come docente nel Liceo Artistico pescarese, forse a causa dell’imperante indirizzo avanguardistico impresso dal suo fondatore. Una grave perdita per la cultura della città.

La mostra di Pescara, che fa seguito ad una personale tenuta qualche anno addietro nella sua città natale di Pianella, pur essendo riassuntiva dei lunghissimi anni di carriera dell’artista, è carente di alcune opere del primo periodo collocate in alcune collezioni pubbliche e private della provincia di Pescara, per le quali io mi sentirei di usare il termine “capolavori” assoluti. Ho potuto ammirare in queste collezioni delle nature morte e dei paesaggi dal cromatismo vigoroso, dalla pennellata fluente e passionale, dal rigore formale che evoca la pittura dei vari Pirandello, Ziveri, Melli, per citare alcuni autori romani a cui egli molto fece riferimento nella prima fase della sua ricerca. Sarebbe stato interessante proporre al pubblico pescarese queste opere davvero ragguardevole. Comunque al di là di tale rilievo, la mostra appare ben equilibrata nella scelta dei soggetti e delle tecniche. “Dall’espressionismo alla rarefazione formale”: questo mi pare sia l’itinerario che si evidenzia dalla visione cronologica dei dipinti.

Per cui a quella suite di opere connotate, come si diceva, da un colore espressionisticamente caldo e acceso, fa seguito un figurazione più lirica, più luministica. Prevalgono allora colorazioni candide, quasi evanescenti, al limite della spiritualizzazione del paesaggio o delle figure. Quasi una volontà spiritualistica posta in essere talora con inserimenti floreali e decorativi. L’auspicio è che la mostra preluda ad una riscoperta in chiave storica di questo pittore troppo a lungo rimasto in ombra.