L’Uomo Fiammifero a Roma: evento il 19 e 20 febbraio 2010
Scritto da Romano Maria Levante il 18 febbraio 2010
“L’Uomo fiammifero”, lo straordinario film del teramano Marco Chiarini, sarà proiettato al “Nuovo Cinema Aquila”di Roma al Pigneto venerdì 19 febbraio 2010, ore 18 e 20,30; sabato 20 febbraio alle 18,30 incontro con il regista e altri personaggi all’“Arcadia delle Muse” in via Rasella 15 di fronte a Palazzo Barberini. Una fiaba poetica per tutti, una sorpresa coinvolgente.
Possiamo annunciare, consigliando caldamente la partecipazione, la proiezione del film “L’Uomo Fiammifero” a Roma il 19 febbraio 2010 alle ore 18 e 20,30 al “Nuovo Cinema Aquila” al Pigneto e l’incontro il giorno dopo 20 febbraio alle 18,30 all’“Arcadia delle Muse” di fronte a Palazzo Barberini con il giovane regista Marco Chiarini, avendolo visto in anteprima alla festa della Befana nello stesso cinema in una mattinata di sole. Il “Nuovo Cinema Aquila” è una bella sala tradizionale, diversa dalle bomboniere delle multisale, accogliente anche nei servizi. Dieci file semicircolari di poltrone rosse avvolgenti, comode per gustare i film e confortevoli se annoiano.
Venivamo dalla serata di festa nella Casa De Benedictis di Teramo, il Centro residenziale per anziani, ci eravamo andati per una zia di novantasei anni. Ma siamo ripartiti per Roma la mattina presto perché ci era piaciuta la saldatura tra ieri e oggi, nel vasto arco di generazioni sotteso tra le due Befane celebrate in successione nella direttrice così familiare agli abruzzesi Teramo-Roma.
Alle ore undici si proiettava il film di Marco Chiarini, da poco presentato a Teramo, nella sua città. Ma non eravamo venuti per parlarvi del film, lo aveva fatto egregiamente Giovanni Lattanzi dopo la proiezione a Teramo. Bensì per intervistarlo all’anteprima romana dell’“Uomo fiammifero”. Per scoprire come nasce un regista d talento. E Marco Chiarini, ci era stato detto, mostrava di esserlo.
Non sapevamo che aveva appena ricevuto il 5 gennaio un premio prestigioso: L’Uomo Fiammifero proclamato “il miglior film al festival del Cinema indipendente di Foggia”, il cui valore è accresciuto dalla qualifica di “indipendente”, che segnala le iniziative mosse dalla passione e dal talento, non dall’industria. Quindi le più autentiche e genuine. Ecco la motivazione della giuria presieduta da Maria Sole Tognazzi: “Per l’originalità, la delicatezza, la creatività. Per la precisione della messa in scena. Per un film rivolto ai ragazzi, ma che invita alla riflessione i grandi”.
Quando abbiamo scritto le nostre impressioni riportate di seguito non lo sapevamo, l’abbiamo scoperto in questi giorni, il regista non ne aveva parlato nell’incontro con il pubblico e con noi all’anteprima. Santa modestia! Il nostro giudizio, per quello che conta, collima con la motivazione, ed è di un cronista, non di un critico cinematografico, quindi di chi ha visto il film con gli occhi di uno spettatore qualsiasi e si è immedesimato in lui. Aggiungiamo in più una definizione, venuta spontanea: ci troviamo dinanzi al “Pinocchio del terzo millennio”. Ed è la nota più importante.
Il Pinocchio del terzo millennio
Naturalmente prima di intervistare il regista, unico scopo della nostra Befana al “Nuovo Cinema Aquila”, avremmo visto il film, in una sala affollata di “adulti accompagnati dai bambini”, come si leggeva nella locandina. L’atmosfera si era fatta subito attenta, da parte di tutti, bambini compresi, per la magia del racconto e la suggestione delle immagini. Ne siamo stati presi anche noi, eravamo convinti di vedere un bel film, dopo l’entusiastico giudizio di Giovanni Lattanzi su questa rivista che avevamo commentato a nostra volta; abbiamo visto qualcosa di molto superiore all’attesa.
C’erano tutti gli ingredienti messi in luce da Lattanti dopo l’anticipazione teramana, la delicatezza del racconto, l’evocazione di anni lontani per i più grandi, della vita di giochi per i piccoli. Ma non ci aspettavamo di essere presi in un vortice di stupore e meraviglia, rapiti da una favola per grandi e piccoli; e nello stesso tempo di tempestare noi stessi di domande cui faticavamo a rispondere.
Perché la visione che ci ha deliziato ha il valore e la nobiltà di una nuova favola di Pinocchio, di qui il Pinocchio del terzo millennio. Un Pinocchio che non deve attendere l’epilogo per diventare un ragazzo come gli altri, vestito e pettinato a dovere. Lo è fin dall’inizio, ma vive una storia vera e fantastica insieme che porterà anche lui a una magica trasformazione, ancora più nobile della prima.
Nessuno si è chiesto cosa avrà fatto Pinocchio dopo essere diventato un ragazzo qualunque. Di certo non cose banali, la sua fantasia e la sua irrequietezza non lo avrebbero tenuto fermo. Ebbene, Chiarini ce lo racconta, senza volerlo e forse senza saperlo, ma a noi lo ha fatto sentire. Abbiamo così visto cosa ha fatto Pinocchio, l’abbiamo vissuto come il seguito della storia. Non è un “remake”, intendiamoci, anche se proiettato in avanti, nulla lo accosta a Pinocchio, né il regista ne parla minimamente; c’è solo l’associazione che stiamo facendo noi liberamente, come ci è venuta. Istintiva e spontanea, nell’assistere alla proiezione; non frutto di analisi, ma per ciò stesso da non trascurare: viene dall’emozione e dà emozione, ne rivela l’universalità nel tempo e nello spazio.
Dunque Pinocchio, perché altrettanto incessante è la ricerca del bambino diventato ragazzo, numerosi e vivaci gli incontri e gli scontri, densi di significato e di valore i contenuti; altrettanto enigmatico il finale che sembra far svanire la magia di un’immagine insolita al di fuori del mondo visibile dei ragazzi come degli adulti: il burattino di legno là, l’uomo fiammifero qui.
Si deve dire che c’è pari forza pedagogica in questi finali, laddove però Chiarini ha una levata d’ingegno che risolleva dalla delusione per decollare in alto nei cieli del sentimento, e nello stesso tempo rivela un qualcosa che aggiunge profondità alla fantasia, commozione all’immaginazione.
Un viaggio nell’anima senza età
Ma andiamo con ordine in questo viaggio nell’anima senza età, perché fantasia e sentimento non hanno confini, come il firmamento che trova una straordinaria profondità nelle immagini di Chiarini: dove brillano delle stelle quasi innaturali, ma per questo più vere e insieme più vicine all’immaginazione; dove passano le lucciole, che Pierpaolo Pasolini cercava invano fino a lamentarne la scomparsa, e sono come lanterne, non vale più neppure l’antica contrapposizione.
E soprattutto viene attraversato da figure alate, ma non le iperboli surrealiste di tante allucinazioni moderne, bensì il timido maialino da salvare: pensiamo subito ai “porci con le ali” di un tempo ormai lontano, ed è bello riviverne la poesia. Un maialino solo e indifeso, non c’è la magica cavalcata di “Miracolo a Milano” che porta in alto, l’autore è ben radicato nella terra, sulla sua terra, lo si legge nei titoli di coda, “girato a Teramo, Abruzzo”. Dove ci sono i covoni e le case coloniche, il grano e l’erba medica (che sensazione vedere scritto quel nome che ci meravigliava da ragazzi!), le stalle e gli attrezzi., gli animali da cortile sempre più rari e ignoti ai bambini d’oggi.
Si sente la campagna nella sua fragranza naturale, se ne vedono gli scorci pittorici, le carrarecce tra filari di alberi e gli angoli riparati, la vita quotidiana negli interni miseri e spogli ma ricchi di calore umano. Viene dal ragazzo alle prese col padre Mangiafuoco, burbero quant’altri mai, anzi iracondo e irascibile, al quale il Pinocchio del terzo millennio ne combina di tutti i colori; si libera dei legami come neppure il suo antesignano riusciva a fare, viene ripreso come lui ma non demorde, non per disimpegno ma per inseguire i suoi sogni, che si vedrà sono nutriti da qualcosa di ben più profondo.
Un confronto portato all’estremo, paradigma di due mondi opposti, che troveranno modo di ritrovarsi alla fine in una agnitio commovente. E poi un incontro, il ragazzo e la ragazza che si cercano, avvicinano le loro sensibilità e le loro curiosità, i loro slanci e le loro ritrosie, insieme reggono l’urto del Mangiafuoco, una realtà implacabile ma vera che tarpa le ali alla fantasia.
E’ una figura nuova e insieme antica quella del nuovo Pinocchio, ha tutta la forza del sentimento radicato nell’immaginario collettivo e la leggerezza di un’invenzione ancora tutta da scoprire.
Invenzione nei contenuti e invenzione nel linguaggio, l’animazione applicata ai disegni infantili ci sembra una rivoluzione, il naif autentico utilizzato nei cartoons, per di più in un film d’autore. E’ un film nel film, è come se i disegni si materializzassero nei personaggi, ma intanto hanno una propria vita, raccontano la propria storia; opera d’arte essi stessi in questa valorizzazione massima.
Da Folon ai film cult, a tanto riporta Chiarini
Viene in mente Folon, con il suo disegno semplice e immaginifico, un naif maturo, se si può dire, laddove qui abbiamo gli autentici tratti infantili; Folon lo ricordano soprattutto i disegni con il fuoco, e l’Uomo fiammifero in particolare, disegni che nell’artista hanno avuto l’enfatizzazione mediatica della pubblicità, quasi si rivivesse il movimento futurista con le sue immagini delicate. Chissà se potrà essere un percorso naturale di quest’invenzione al contempo artistica e tecnica?
Non si limitano a quella ora sottolineata le invenzioni del film; c’è l’inserimento della realtà nella rappresentazione virtuale dei disegni infantili mediante lo svolgimento contemporaneo e parallelo, anzi sovrapposto, della storia dei ragazzi ai disegni. Lo avevamo visto con Piero Angela che “entra” nelle ricostruzioni virtuali di ambienti storici, qui è il virtuale che irrompe nel reale, e lo fa con la forza evocativa dei tratti infantili: il camion reale che si trasforma in disegno infantile fa toccare il culmine nel duplice versante della tecnica e del contenuto, l’intercambiabilità realtà-fantasia è tipica del mondo infantile e non è sconosciuta al mondo adulto se sa mantenerne la freschezza e la genuinità. D’altra parte sono ipotizzabili macchine del tempo capaci di andare nel passato e inserirsi in esso, si discute solo se con la possibilità di modificarne gli sviluppi, in una speculazione scientifica più ardita dell’immaginazione più sfrenata. Tanto che quella chiamata fantascienza è scienza romanzata, si ispira alle nuove conoscenze teoriche con l’unico arbitrio di applicarle alla pratica anche se ci sono problemi decisivi irrisolti, come velocità e materiali.
L’evocazione fantastica c’è anche nelle immagini reali, come nel capannone dal classico soffitto ricurvo nel quale entrano fasci di luce in un’atmosfera velata da apparizione miracolosa. Si attende l’Uomo fiammifero, non diciamo cosa accade, come non sveleremo gli sviluppi e soprattutto il finale con la grande delusione prima, il colpo d’ala conclusivo poi. E’ tutto da vedere, la sorpresa non deve mancare, c’è una tensione che prende tutti, grandi e piccoli all’unisono, un capolavoro nel capolavoro essere riusciti a creare un’atmosfera così coinvolgente e contagiosa, diremmo unica.
Vogliamo dire solo, senza spiegare il perché altrimenti mancheremmo al riserbo, che questo colpo d’ala ci ha colpito e commosso, riportandoci all’emozione del finale di “La vita è bella”, ha la stessa forza liberatoria raccolta in un’immagine. Come le uscite di soppiatto del ragazzo con la candela sulla spinta di una motivazione irresistibile riportano alla “setta dei poeti estinti” dell’“Attimo fuggente”. Non era nell’intenzione dell’autore, probabilmente, ma è significativo che l’immaginazione faccia ripensare a quel mondo così diverso ma con gli stessi ardori soffocati dall’incomprensione e dall’ottusità, laddove invece esprimono la pienezza dell’umanità.
Abbiamo ricordato diversi film cult per ricondurre a unità una serie di valori universali, ne aggiungiamo un altro per motivi molto diversi. Non c’è sintonia di valori, tutt’altro, ma forse un parallelismo di complicità infantile. Pensiamo all’antico, indimenticato per la nostra generazione, “Giochi proibiti”, con i due ragazzi anch’essi impegnati a dar corso a un loro modo di esprimersi, ad esplorare la realtà in forme molto diverse, anzi opposte rispetto a quelle dei nostri eroi odierni.
Un film che ci fece soffrire allora, era la metafora di qualcosa di terribile, si era usciti dalla guerra con i suoi orrori, anche i bambini ne erano stati segnati: il “Diario di Anna Frank” e il cappottino rosso di “Schlinder’s list” ne sono un riflesso cinematografico di struggente tenerezza e denuncia.
Il viaggio di Ulisse
I giochi del ragazzo sono la liberazione dagli incubi, l’ossessione della ricerca dell’Uomo fiammifero è una spinta alla conoscenza, il suo diventa un viaggio di Ulisse. L’eroe greco non incontra le magie più inverosimili che l’arte di Omero ha reso così verosimili da trasformare le invenzioni fantasiose in gesta eroiche, tanto che si parla di odissea per riferirsi a una vicenda difficile e contrastata? E la maga Circe non trasforma Ulisse e i suoi compagni in maiali? Non è anche per adulti, allora, il “porco con le ali” di Marco Chiarini, che sfila in alto nel firmamento?
Il piccolo eroe abruzzese del film incontra la sua terra, disseminando di segnali il percorso ne studia la conformazione, i ritmi; si comporta nello stesso tempo da cacciatore che cerca di istradare verso una pista che porti alla cattura, per lui all’incontro; come da esploratore che disegna delle mappe o ancora da cercatore di arche perdute, un tesoro che è nella sua mente e anche nel suo cuore.
Nel fare questo ci racconta tanto della sua terra, nelle mappe reali e virtuali leggiamo denominazioni che sono musica per i cultori delle tradizioni e della memoria, come lo sono gli ambienti interni, curati nell’aderenza a una civiltà contadina in cui sono radicati i valori profondi evocati dal film. Valori di ieri nell’adulto apprensivo e rude fuori misura sia nella repressione degli istinti libertari del ragazzo proteso a inseguire il suo sogno, sia in un raro momento di vicinanza nell’istruirlo al bacio nel modo che la sensibilità ben più tenera del figlio gli impedirà di adottare. Valori di oggi nel ragazzo attento a trovare la giusta misura per eludere gli eccessi rispettandone l’autorità. Fino a raggiungere una sintesi più alta che li riporta all’universalità dei sentimenti. A quel momento un’immagine del Pinocchio televisivo ci è tornata alla mente, la presenza costante di una fatina che non è soltanto fatina, la grazia e la dolcezza di una Gina Lollobrigida tenera e affettuosa.
Gli appuntamenti romani: 19 febbraio “Nuovo Cinema Aquila” e 20 “Arcadia delle Muse”
Questo avevamo scritto di getto, dopo la proiezione il giorno della Befana, attendendo Marco Chiarini, regista e autore del film, il cui nome ricorre in una serie di ruoli nei titoli di coda; ci sono tanti altri nomi che hanno concorso alla realizzazione di questa favola, Chiarini ne ha presentato nove con lui sul palcoscenico del cinema, l’undicesimo sostituito da un piccolo ma augusto cane al guinzaglio, per formare la squadra dei magnifici undici, “il dodicesimo giocatore siete voi del pubblico” ha detto tra gli applausi. La squadra si presenterà di nuovo al pubblico di Roma con presenze prestigiose al “Nuovo Cinema Aquila” e all’incontro del giorno dopo all’“Arcadia delle Muse”: per tutti citiamo due protagonisti dello spettacolo, Marisa Solinas e Mimmo del Prete.
Abbiamo riportato fin qui un commento cinematografico che non pensavamo di fare. E’ stato un felix error dovuto al protrarsi dell’attesa per i saluti e i complimenti a Chiarini dei tanti intervenuti, nel clima da Befana creato dai panettoni, torroni e spumanti. La cronaca di una mattinata, che abbiamo scritto sul posto in preda a un impulso irresistibile, è divenuta il racconto di un capolavoro.
“E’ nata una stella” ci viene da dire, e come molte stelle non nasce dal nulla, non è un “geniaccio” nell’accezione di Philippe Daverio. L’autore e regista è l’animatore del Cineforum di Teramo, che ha molte benemerenze, un operatore cinematografico di tutto rispetto, è figlio d’arte, il padre Alberto Chiarini un maestro di pittura, dopo la significativa appartenenza giovanile al gruppo di Guido Montauti “Il Pastore Bianco”. Quante cose volevamo chiedergli nell’intervista!
Ora la stessa spinta che ci ha portato a scrivere il commento senza volerlo ci porta a farlo conoscere ai lettori alla vigilia del 19 febbraio, in preparazione alla prima romana. Noi, come tutti quelli che ci saranno, incontreremo il regista, oltre a venerdì 19 ore 18 e 20.30 al “Nuoco Cinema Aquila” al Pigneto, anche il giorno dopo sabato 20 ore 18,30 all’“Arcadia delle Muse” di fronte a Palazzo Barberini, con molti personaggi. Sarà questo un degno coronamento all’evento che consigliamo ancora caldamente a tutti, grandi e piccoli. E’ un doppio appuntamento da non perdere.
4 commenti
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Un film che farà parlare molto di sè, vi sono personaggi e racconti che si intrecciano attraverso una magia “felliniana”. Il commento molto pertinente di Romano Maria Levante, è illuminante. Egli lo definisce il Pinocchio del III millennio, e come dagli torto? E’il bambino che accende la speranza dei piccoli ma anche quella dei grandi. La luce, la speranza, la vita, sono doni che ci appartengono e sono parte integrante della nostra esistenza. E’ un film “vero” e fiabesco alla stesso tempo. Potrebbe essere una metafora della vita? A questo punto non vi resta che farvi condurre dal fantastico mondo dell’Uomo fiammifero. Cristian
Un’altra affascinante serata all’Arcadia delle Muse, in occasione dell’incontro del regista Marco Chiarini con il suo staff per raccontare il suo bellissimo film “L’uomo fiammifero”.
Con lui, personaggi noti del mondo dello spettacolo, prima fra tutti l’attrice Marisa Solinas, ed il regista Mimmo Del Prete. La Signora Solinas, ha voluto descrivere le sensazioni provate durante la visione del film, sottolineando l’intensità del narrato ponendo l’accento sul fatto d quanto oggi sia assai difficile trovare buoni film e che questi ultimi, proprio per la loro bellezza e forza paradossalmente trovino grandi difficoltà ad emergere e ad essere distrubuiti in quanto sono sempre gli interessi economici a prevalere sulla qualità.
Analoghi commenti sono stati espressi nel corso della serata. Era presente anche il musicista Cristian Mele, apprezzato artista, ed esponenti del giornalismo che certo ritroveremo con i loro commenti nei prossimi giorni.
La serata è stata amabilmente condotta con gli interventi di Romano Maria Levante che ha in serbo altre sorprese legate a questo bel film.
Sarò presente al cinema Aquila per questo film che mi sembra veramente interessante e alla nuova libreria L’Arcadia delle Muse. Sono già stato all’inaugurazione del locale e ho visto libri interessantissimi ed introvabili, di cinema, arte storia e letteratura oltre a oggetti stupendi in un ambiente fine, cosa rara ormai.
L’incontro con il regista mi appassiona molto e sono grato alla Libreria promotrice per questo evento da non perdere.
Spinto da questo tuo interessantissimo commento, cercherò di vedere questo nuovo lavoro del teramano Chiarini non appena lo proporranno di nuovo a Teramo.
Un saluto, Mario.