Luigi Tenco e Morgan maltrattati, meglio i “diavoli” che Sanremo

Il commento della “Luigi Tenco 60’s” alla nostra precedente nota sul caso Morgan riporta all’angoscia che provammo a Teramo quando al Festival di Sanremo del 1967 l’incapacità di apprezzare un artista sensibile e poetico portò alla tragedia. La storia si ripete in farsa con i colpi di “mazza” su un musicista di talento, meglio guardare i “diavoli” di Milan-Manchester United.

“Chi l’ha detto che Luigi Tenco non ha retto alla cocente delusione di Sanremo? Per quasi 12.000 italiani Luigi Tenco è stato ucciso e qui ci sono le prove”. Firmato: Luigi Tenco 60’s con relativo link al sito.

Questo il commento al nostro pezzo sul caso Morgan che ci ha fatto sobbalzare, il ricordo della sua tragica scomparsa il 27 gennaio 1967 apre di nuovo una ferita nel cuore di tutti coloro che come noi si sentivano trasportati dalle poesie malinconiche rivestite di melodie struggenti prodotte dal suo straordinario talento.

Piangemmo una fine insensata che ha privato l’esistenza di tutti della presenza di una sensibilità acutissima che sapeva esprimere in versi e melodie, per noi insuperate, i sentimenti più profondi dell’animo. Chissà quali emozioni avrebbe potuto donarci ancora, certamente sarebbe andato “lontano, lontano, lontano….”.

Non abbiamo voluto con le nostre parole liquidare frettolosamente il mistero della sua morte, che resta insondabile. Abbiamo invece sottolineato la sua sensibilità che non poteva non essere ferita in un simile Circo Barnum, dove non si ricerca la melodia e l’ispirazione poetica, ma la Donna cannone, l’illusionista e quant’altro possa colpire il pubblico: quest’anno sembra ci sia addirittura Belen, anche se è tutt’altro che donna cannone, e il principe Emanuele, forse illusionista lo è, niente a che fare l’uno e l’altra con la musica.

E allora come poteva reggere un animo sensibile come quello di Luigi? Non resse, tanto che, se è corretta la ricostruzione che ne fece Paolo Limiti con Orlando il fratello di Dalida, presente in quella serata, lasciò la cena con la cantante e i dirigenti della Rca per tornare da solo in albergo. Che il suo stato d’animo fosse di delusione lo dimostra la telefonata che Dalida fece per accertarsi che fosse rientrato, e fu tranquilla solo quando le fu assicurato il ritorno nella sua stanza; poi l’atroce scoperta. Quindi non resse alla cocente delusione, per lo meno non terminò la cena con gli altri. Su cosa avvenne dopo non abbiamo animo per addentrarci, perciò non abbiamo letto l’indagine che ci si dice contenuta nel sito di Luigi Tenco 60’s.

Ci sono bastate a ricordarci la sua figura le parole scritte nella testata: “Io vorrei essere là sulla mia verde isola ad inventare un mondo fatto di soli amici. Vorrei essere là per non dover difendere giorno per giorno sempre il mio diritto a vivere”. C’è un’iscrizione a commento: “Luigi Tenco aveva detto sì alla vita”: forse a una vita “fatta di soli amici”, lontana da quella che lo vedeva “dover difendere giorno per giorno”, l’opposto di Sanremo dove a parte l’amicizia quella che manca del tutto e non interessa a nessuno è la vera musica.

Tra poco ci accenderanno le luci dell’ennesima kermesse, con una vigilia resa ancora più paradossale dalla caccia alle streghe del caso Morgan: dopo la messa all’indice e la richiesta di abiura che abbiamo commentato, è giunto anche l’ostracismo dalla Tv di Stato con la motivazione di essere “servizio pubblico”: quando proprio questa qualifica, remunerata con ben 3.200 miliardi delle vecchie lire l’anno, dovrebbe portare a comportamenti ben più rispettosi della persona e comunque di promozione della cultura, anche di quella musicale che oggi troviamo in Morgan e che ieri ebbe in Luigi Tenco un maestro insuperabile.

Una cosa è sfuggita del nostro accenno all’indimenticabile Luigi, il ricordo della sua “struggente canzone sull’emigrazione”. Tale fu “Ciao, amore ciao”, non una canzonetta, l’omaggio a un’epopea, fatta di sofferenza e di tenacia, di rinunce e di ansie. Ebbene, abbiamo avuto di recente un tuffo al cuore quando, visitando la grande mostra sull’Emigrazione al Vittoriano a Roma, dal lato dell’Ara Coeli, nell’accostare l’orecchio agli auricolari con le canzoni ad essa dedicate, è risuonata la voce di Luigi con il suo accorato “Ciao, amore ciao”. Quasi un magico appuntamento, non sapevamo che ci fosse e tanto meno avremmo potuto scegliere quel preciso momento. Forse un segno venuto da “lontano, lontano, lontano…”.

Per questo abbiamo deciso di fare quello che non abbiamo mai fatto in tanti anni. Non vedere questa sera il Festival di Sanremo. E’ un modo, nel nostro piccolo, di fare quello che non si volle nel 1967, sospendere, interrompere, annullare il festival. Ma forse siamo troppo ingenui, come Luigi, se “Repubblica” del 15 febbraio intitola: “Sanremo, tira e molla su Morgan, il Festival va in caccia di ascolti”. Per cui vale la pena creare un caso, dire che Morgan ci sarà (la conduttrice Clerici e il direttore artistico Mazzi), negarlo subito dopo (il direttore generale Masi e il direttore di Rai Uno Mazza). Se ricordiamo l’inquisitore Don Mazzi a “Porta a Porta” troviamo tante, troppe “mazze” che si abbattono sul malcapitato Morgan. Come si abbatterono su Tenco le “mazze” delle Giurie che ripescarono o premiarono i falsi e vuoti stereotipi di “La rivoluzione” e “Io, tu e le rose”; chiudendo occhi e orecchie dinanzi al messaggio poetico e melodico di “Ciao, amore ciao” che la mostra dell’Emigrazione continuerà a far risuonare per tutto il 2010 e il 2011.

Quando vorremo tornare nel clima magico creato allora da Luigi solo per gli animi sensibili che entrarono in sintonia con lui potremo farlo, andremo di nuovo alla mostra del Vittoriano. Perciò questa sera non ci sentiamo di vedere il Festival. C’è “diavoli contro diavoli” su Sky, Milan contro Manchester United. Questi “diavoli” almeno hanno il coraggio di dichiararlo, e non si nascondono sotto le mentite spoglie di santi.