Dove va la cultura a Silvi?

Quattro giornali: Silvi15, Silvi Libera, Da Leggere e L’Ora dell’Adriatico. Una miriade di associazioni. Estemporanei poeti dialettali a iosa. Storici improvvisati. Il terzo millennio di Silvi è il riscatto della cultura, soprattutto. Perché ormai la città è persa, per sempre, tra cementificazione selvaggia e politici senza stoffa. Gli sforzi si sono fatti, ma restiamo un paese piccolo. E’, del resto, la storia di Silvi, una storia povera in tema di cultura, a meno che non si voglia considerare  il contributo che dettero i signorotti di Atri alla creazione di Silvi. I giornalisti si danno da fare per tentare di portare cultura ed informazione in senso lato, ma senza fortuna: i costi tipografici sono troppo alti e le varie iniziative durano poco.

Occorre la pubblicità, per finanziare un foglio, ma poi subentrano altri problemi: la partita iva, la fattura, l’associazione, Un marasma che fa abbandonare Silvi al proprio destino anche il più testardo degli amanti della cultura. Già, la cultura. Ma cosa intendiamo per essa? Non pensiamo allo scrittore, al professore o romanziere. Quelli forse ci sono e ne esistono molti, capaci di far concorrenza  a tutti. Quando si parla di cultura lo si fa in senso generale e per sottolineare che Silvi è vissuta, vive e continuerà a vivere su quel che passa il convento. In una parola non siamo capaci di pensare in grande di guardare oltre le siepe del nostro orticello. E per questo ne paghiamo le conseguenze, soprattutto sul piano politico ( al quale dedicheremo poi un altro servizio). Ora Silvi è il paese dell’improvvisazione culturale a getto continuo, la stessa cultura che non può sfuggire  a chi si sente autorizzato a proporsi senza un retroterra che abbia contemplato una vita di studio e di sacrifici.

Eppure di persone che non hanno nulla a che fare con la cultura ve ne sono parecchi, ma nessuno che si faccia un esame di coscienza e decida di tenersi in cassetto i propri pensieri. Tutti a scrivere sui giornali, mancando le coniugazioni; tutti a fare poesie, senza conoscere la metrica; tutti storici, senza aver mai avuto il minimo impatto con l’Abruzzesistica. Il risultato di tutto questo è una totale discrepanza con la società attuale, che si riverbera soprattutto sui giovani autorizzandoli a non studiare e a ritenere che tutto sia facile e giusto. Al tutto, per chiosare, finiscono per contribuire enti e amministrazioni con gli immancabili contributi, aggiungendo caos al caos e ignoranza alla selva di ignoranti che si spaccia per colto.

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