La storia – instancabile scrutatrice di umane vicende, con l’ausilio della memoria – riporta, talvolta, in auge pensieri, ricordi, gesta di persone che non ci sono più di cui non avremmo mai conosciuto il valore e la sua bontà se non attraverso documenti storici e testimoni oculari di allora. Mio cugino, Carlo Giammarini – appassionato di storia e da sempre impegnato sul fronte della ricerca di notizie storiche anche a riguardo dei figli di Cabbia e Cesproba, poichè legato a vincoli di parentela stretta tra entrambi i Paesi – ha recuperato un bellissimo articolo di una rivista molto antica datato ottobre 73.
Parliamo della rivista “ Capitolium “ dal titolo: Ottobre 73 LA RESISTENZA ROMANA TRENT’ANNI DOPO. Qui in un bellissimo articolo di Padre Pierluigi Occelli – Parroco della Parrocchia della Montagnola dal 1938 al 1967, croce di ferro al Valor Militare e Cappellano Volontario Partigiano autore di saggi e recensioni – troviamo appassionate pagine di storia e di eroismo di un popolo che non si rassegnava alla presenza dei tedeschi: gente barbara che depredava e uccideva. Pubblicati dai più importanti quotidiani, mensili e case editrici – dal titolo: “ La Montagnola di S. Paolo, una Borgata, una Battaglia” ed un sottotitolo:” La zona che sorge tra i colli di S. Paolo, un poggio che sovrasta l’Abbazia delle Tre Fontane fu teatro di una gloriosa battaglia che il popolo, affiancato dai granatieri del primo reggimento, combattè con ogni arma per opporsi alla tirannide nazista . Molti morirono trucidati, ma il coraggio non venne mai meno. La fede nella libertà sostenne ogni sforzo,ogni sacrificio, dei soldati e del popolo uniti nell’epica lotta.
In questo articolo, di un ricordo e di una lucidità a dir poco sorprendente, il Sacerdote racconta la storia, le sofferenze, i problemi di tanta povera gente, militari e civili, sin dalle proprie origini, dall’arrivo dalla Valle Roveto e dalla Valle del Liri. Queste prime colonie si mossero, in seguito al disastroso terremoto della Marsica che provocò 3000 morti, lungo l’antica via Laurentum, poi Laurentina e si stabilirono nel tratto che va dal Ponticello Ostiense fino all’Abbazia delle Tre Fontane cercando, in mezzo a mille problemi e difficoltà , di ricostruirsi una nuova vita. Erano i tempi bui della guerra e della povertà. Ebbene in una tale situazione di ristrettezze economiche,sofferenza, dolore, morte non mancarono mai gesti di solidarietà e pietà umana dei nostri eroi Cabbiesi, che io definisco, senza alcuna enfasi, baluardi della storia. Mi racconta mia madre che i giovani Cabbiesi quando partivano per il fronte di recavano nella chiesa del nostro Santo Protettore, S. Rocco, per chiedere aiuto e protezione ed inchinandosi al cospetto della statua del Santo osavano ripetere:” S. Rocco me aiutame”. Poi si recavano di nuovo a casa per salutare le madri, le spose, i fratelli e partivano in un’avventura talvolta, purtroppo, senza ritorno. Molti di loro – compreso mio padre cui va il mio eterno, struggente ricordo, tornarono sebbene avessero nel corpo i segni indelebili della più assurda pazzia della mente umana; gli altri sono scritti nella lapide del Monumento ai Caduti di Cabbia ubicato nella piazza centrale del Paese.
Quello stesso Monumento che con sommo piacere e convinzione mi occupai di ristrutturare – nel 2004 – in qualità di presidente un Comitato di volontari particolarmente sensibili al problema che, necessità di pace e di ricordo, a Cabbia e nel mondo, ora brilla in tutto il suo splendore. Ma i Cabbiesi sono gente altruista e generosa per carattere e per il loro spiccato senso di umanità; per dare un futuro ai loro figli furono costretti ad abbandonare il Paese e trasferirsi nei vari sentieri della vita ove intravedevano possibilità di lavoro. Molti arrivarono a Roma, trovando occupazione nell’edilizia dove facevano i manovali, i muratori, i guardiani di notte, insomma i lavori più umili altri fino all’estero. Ebbene uno di questi figli di Cabbia – Giammarini Loreto fu Pietro e Di Paolantonio Domenica, abitante in Roma Via delle Sette Chiese 212 guardiano dell’Impresa Federici Igliori -pagò con la vita il grandioso gesto caritativo e protettivo di aver fatto rifugiare nella sua baracca, dove erano contenuti gli attrezzi da lavoro, alcuni giovani della collina Tranvieri scampati alla battaglia.
I tedeschi gli spararono spezzandogli le gambe. Lo soccorsero i sacerdoti della parrocchia della Montagnola cui rivolse le ultime commoventi parole: ” ho fatto la Comunione venerdì scorso come faccio da tanti anni ogni primo venerdi; sono consacrato al Sacro Cuore…. Gesù è morto di venerdì”. Nella notte sopraggiunse la morte per dissanguamento. Nessuno era a conoscenza dell’esistenza di questo eroe e ne sono estremamente rattristato; ad averlo saputo prima lo avremmo riportato nella lapide. Doveroso consegnare nelle mani della storia il fulgido esempio di questo figlio di Cabbia che ha pagato con la vita il suo essere uomo con spiccato senso di solidarietà. Lo ricorderemo egualmente mettendo, al pari degli altri, in evidenza le grandi qualità di bontà, generosità ed altruismo sentimenti sempre vivi nei Cabbiesi di ieri, di oggi, di domani.

Ciao Nando
come al solito i tuoi articoli sono molti belli e si riferiscono sempre a cose importanti.
Mi piace sempre leggere i tuoi articoli e trovo sempre il tempo di leggerli perchè mi piacciono sempre.
Complimenti ancora e un saluto da Giacomo e famiglia.
Ho letto l’articolo, non ho ben capito chi sia questo nostro paesano ma mi farò spiegare meglio dai miei genitori,in ogni caso mi sono venuti i brividi. Mi sono stati raccontati altri episodi simili a questo compiuti da altre persone di Cabbia, in tempo di guerra, che fortunatamente non hanno dovuto pagare i loro gesti di solidarietà con la vita.Spero ci siamo altri articoli come questo che ci fanno conoscere storie prima ignote.
Grazie!!!!!
E’ sempre una grande emozione venire a conoscenza di atti eroici, sapere poi che il protagonista è del tuo Paese ti inorgoglisce ancor di più.
Il gesto disinteressato di una persona umile, che ha pagato con la propria vita il suo coraggio, mi fa riflettere su quanto altruismo animava il cuore di questo paesano.
E’ bene ricordare il Suo nome ed onorarne la memoria insieme ai nostri caduti.
Nunziatina
Un articolo importante,è giusto ricordare la memoria di chi, senza alcun avere in cambio. ha sacrificato la sua vita per il prossimo,mi rende orgogliosa sapere che questo eroe era un nostro compaesano, aggiungo che non sarà difficile ricordare il suo nome accanto agli altri Caduti di Cabbia.
E’giusto farlo con accanto alcune parole che ricordino il suo gesto altruistico ed eroico, non sarà difficile per Te realizzare questa opera Caro Nando. roberta
L’articolo recuperato dalla rivista “Capitolium” e che fu scritto da quel sacerdote, dove viene descritto il
valoroso gesto del giovane di Cabbia, è un cammeo di cui i Cabbiesi possono andare orgogliosi. Cammeo scoperto grazie alla passione per la storia e le ricerche storiche di Voi Cabbiesi.
Un omaggio a quel giovane che mise fine alla sua vita per aiutare dei granatieri che combattevano gli occupanti tedeschi.
Armando.
Tutto ciò è davvero commovente. Essere venuti a conoscenza del gesto eroico di un nostro paesano, non può che renderci fieri ed orgogliosi. Penso, inoltre, che sia giusto che il Suo nome abbia un posto d’onore tra quelli dei nostri Caduti, sulla lapide del Monumento di Cabbia. Anche se Loreto non era un soldato, come loro si è sacrificato per qualcosa in cui credeva fermamente. Complimenti Nando per l’articolo di grande valore storico e morale.
Parole belle e toccanti che colpiscono nel profondo del cuore. Questi eroici gesti di persone umili semplici e buone debbono essere di esempio ai tanti arroganti di oggi che si sentono padroni del mondo. Altri non sono che succubi della loro stessa protervia. Prendano come esempio l’umile gesto del guardiano di Cabbia per ravvedersi. Complimenti professore, immagino lei sia lo stesso che scrive sul Centro e Tvunoaq ultimamente lo ha intervistato a proposito della presentazione di un libro di poesie.La seguo sempre con grande interesse.
La prego non smetta per noi è un valido sostegno in questa situazione di difficoltà.
Giovanna da l’Aquila
Questo episodio me lo raccontava mio nonno che all’epoca era capo Cantiere con la stessa impresa, anche lui perse il fratello Attilio nella prima guerra mondiale,nome impresso sul monumento ai caduti di Cabbia. Peccato aver perso le persone che oggi avrebbero potuto raccontarci le gesta epiche dei tanti caduti immolatisi per il bene della Patria.
Bravo Nando
Questo articolo mi ha davvero commosso.Sapere che un uomo così umile sia stato artefice di un atto di grande solidarietà nei confronti del suo prossimo dovrebbe essere di insegnamento a tante persone.Certo rappresenta un orgoglio per tutti i suoi familiari e per tutta l’Italia.Grazie a Giammarini Loreto e a te Nando per averci fatto conoscere questa parte d’Italia generosa ed eroica.
ciao Nando, grazie per questo bellissimo articolo. Forse nessuno era al corrente del gesto eroico di Loreto, grazie per averlo fatto conoscere a tutti. Sappiamo che noi Cabbiesi siamo pronti ad aiutare il prossimo, Loreto ha dato la sua vita per salvarne delle altre…..
grazie Nando
La bruttezza della guerra è talmente ripugnante che ogni volta che se ne parla ci lascia tanta tristezza. ma episodi come quello narrato nell’articiolo fanno si che persone così coraggiose ed umili saranno sempre ricordate nei nostri cuori.
Un articolo molto bello ed importante che deve servire da monito a tanta gente intenta a coltivare esclusivamenteil proprio orticello.Il sacrifico di un umile operaio deve essere di esempio per tutti.
Giancarlo
Guerra assurdità,pazzia,di ogni mente umana; ha perfettamente ragione prof. Giammarini.Tutta la mia riconoscenza al Caduto che per salvare la vita agli altri ci ha rimesso la sua; un limpido esempio di generosità un nobile gesto che dovrebbe essere riportato sui libri di scuola per trasmetterlo indistintamente a tutti gli studenti.Dolore ed orgoglio sono i sentimenti che, in questa situazione di commozione,mi invadono.
Claudia
Ciao Nando
non sono sorpreso.Come al solito un articolo bellissimo.E’stato doveroso per me ,una volta conclusa la ricerca,portarti a conoscenza di un sacrificio supremo come questo.Istintivo e non ragionato,il che lo rende ancora piu’grande.Perche’l'istinto è cuore ,l’istinto non ti fa pensare ai pro e ai contro,l’istinto dimostra quello che sei realmente e, nel caso di Loreto un eroe,tra l’altro dimenticato (ma ora,grazie a noi, non piu’).Era un borghese,disarmato ,poteva nascondersi o fuggire e lui non lo ha fatto.Doveroso ricordarlo insieme agli altri eroi di Cabbia.
Comunque il nostro impegno non è e non puo’essere esaurito .Ce n’è almeno un altro che aspetta lo stesso tributo.
Bellissimo articolo di grande valore morale!
Sono orgogliosa di essere abruzzese,dei miei conterranei,dei loro valorosi gesti che ci distinguono e ci elevano tra le persone buone e solidali. Quanta differenza e che stile diverso tra il povero Caduto di Cabbia, cui va la mia eterna riconoscenza alla memoria, che ha donato la sua vita per gli altri e quei….non so come definirli che alla notizia del terremoto portatore di tanta distruzione dolori e lutti ha recato alla nostra terra “ridevano nel letto”.
Complimenti ai due Giammarini, Carlo e Nando, l’uno per aver trovato la notizia l’altro per averla trasmessa in modo così reale tramite questa grande rivista.
Paola da Tornimparte
venire a sapere che il proprio nonno muore compiendo un gesto eroico mi fa sentire ancora ancora di più il dolore di non averlo conosciuto.
Grazie a Nando per avermi fatto sapere questo di lui, senza però dimenticarci di tutti gli altri.
La guerra mondiale, il nazismo, le foibe
Quante pagine buie nella nostra storia….
Sapere che un compaesano (tra Cabbia e Cesaproba ci sono veramente una manciata di km) ha avuto il coraggio di sacrificare la propria vita per altre vite innocenti mi riempie di dolore ma nello stesso tempo di orgoglio.
In un mondo dove si pensa sempre più a se stessi, venire a conoscenza di queste informazioni ci fa stare meglio.
Conoscendo la generosità e l’altruismo delle persone di Cabbia non mi meraviglio di questa grande prova di coraggio e altruismo.
Grazie per averci resi partecipi di questa storia così triste ma che riempie il cuore di speranza.
Carla
Quale inaspettata notizia la storia ci offre!
Una persona che mette a repentaglio la sua stessa vita pur di salvarne delle altre innocenti in pericolo e che muore con estrema dignità e nella fede più profonda.
Come definirlo se non un EROE, un eroe civile, morale, baluardo di un paesino come Cabbia, ma anche della nostra patria, l’Italia, contro la minaccia nazista.
Merita davvero un ricordo particolare.
Un doveroso ringraziamento a chi ha fatto riemergere questa notizia altrimenti dimenticata e a Nando che ce ne ha resi tutti partecipi.