Anche l’Abruzzo al Premio Sapio 2009

Premiazione premio Sapio

Premiati dalla Sapio il 29 gennaio 2010 alla Camera cinque ricercatori in campi di utilità sociale e produttiva, con un’iniziativa che vede ogni anno, oltre al premio, le giornate di studio con docenti, studiosi ed operatori per collegare i soggetti interessati alla ricerca. Due ricercatori dell’Università di L’Aquila tra i partecipanti per nuove applicazioni biomediche e nuovi approcci terapeutici.

“Dietro ogni problema c’è un’opportunità”: la frase di Galileo Galilei potrebbe essere lo slogan del Premio Sapio, assegnato a Montecitorio in una cerimonia aperta dal presidente della Camera Fini, con rappresentanti del governo (il sottosegretario al Ministero di Istruzione, università e ricerca Pizza), del Parlamento (Ciriello, già Rettore dell’Università “L’Orientale” di Napoli) e della ricerca (il presidente del Cnr Maiani), oltre al vertice del gruppo promotore del premio (i vicepresidenti della Sapio Dossi e Colombo, l’amministratore delegato Cavenaghi e il direttore generale Cardaccia).’

La ricerca in Italia negli interventi delle autorità

Gli interventi delle autorità, al di là del loro carattere rituale, sono serviti a delineare un quadro della ricerca in Italia e dei suoi problemi da diversi punti di vista.

Aleggiava l’immagine di Guglielmo Marconi, evocata da Gianfranco Fini nel centenario del conferimento del Premio Nobel per la Fisica, espressione di un album di famiglia prestigioso per la nostra ricerca, che vede altre fotografie eccellenti, da Fermi a Segre e Amaldi per restare nei campi che hanno cambiato il mondo.

Rispetto a queste fotografie di un passato glorioso, la situazione odierna presenta un mare di problemi nel quale si intravedono delle isole di opportunità. Forse il segnale più alto è stato lanciato da Gianfranco Fini allorché ha richiamato l’articolo 3 della Costituzione sull’esigenza di rimuovere gli ostacoli “al pieno sviluppo della persona umana”, e può farlo solo la ricerca.

Sono tanti gli articoli della carta fondamentale restati a livello di enunciazione programmatica senza trovare attuazione e tra questi c’è quello citato da Fini. Altrimenti non ci sarebbero tante carenze dovute alla ristrettezza di risorse dedicate ad un’attività fondamentale non solo per lo sviluppo economico e la competitività internazionale, ma anche per la qualità della vita dei cittadini.

Per la ricerca si verifica il fenomeno riscontrato nella cultura, del resto il gruppo Sapio dice che “la scienza è cultura e si coltiva giorno per giorno, con amore, pazienza, costanza e intelligenza”. Nel senso che le risorse sono insufficienti nonostante la redditività degli investimenti: per la cultura il direttore generale del Ministero per la valorizzazione dei beni culturali Mario Resca dice spesso che un euro investito ha ritorni da 14 a 19 euro; nella ricerca i ritorni, in quella di base, sono su una miriade di sviluppi a livello applicato, in quella applicata nella competitività dell’impresa oltre che nella qualità della vita dei destinatari quando i risultati riguardano settori di rilevanza sociale.

Abbiamo parlato di tale contraddizione al vicepresidente Dossi al termine della cerimonia, e la sua risposta vale anche per l’affermazione di Resca: nella cultura la parola chiave è “indotto”, i destinatari dei benefici economici sono diversi dagli investitori; in parte ciò avviene anche nella ricerca soprattutto di base, e proprio per questo si richiede un impegno pubblico adeguato ai benefici per il Paese, mentre invece le risorse destinate alla ricerca arrivano con il contagocce.

Lo ha ricordato l’onorevole Pasquale Ciriello, che ha avvertito come lo 0,55% del PIL investito in Italia nella ricerca sembra appena al di sotto dello 0,65 % della media europea, in quanto ad essa concorrono i paesi dell’allargamento dell’Unione con valori bassissimi; mentre i paesi avanzati concorrenti hanno percentuali ben superiori. L’Italia, tra l’altro, contribuisce per quasi il 14% al bilancio dell’Unione e ne ricava meno del 10% con un divario negativo di 3,5 miliardi di euro.

Il parlamentare ha accomunato la ricerca ai giovani, tra i soggetti penalizzati nell’epoca attuale: la prima perché è danneggiata dalla ristrettezza di risorse, i giovani perché il loro futuro non sarà più “come quello di una volta”. Nei giovani ricercatori le due penalizzazioni si sommano, per cui è meritoria l’iniziativa della Sapio che ne premia l’abbinamento virtuoso fino a risultati di eccellenza.

Per il ministero competente il sottosegretario Giuseppe Pizza ha esposto alcune linee del Piano 2010-13 che impegna a portare la percentuale sul Pil allo 0,67%, appena al di sopra della media europea il cui riferimento, tuttavia, presenta i limiti sopraindicati; saranno create le condizioni per un accesso incentivato all’innovazione delle piccole-medie imprese e per creare sinergie tra il pubblico e il privato, con l’azione degli istituti pubblici coordinata a quella delle imprese. I Fondi strutturali dell’Unione europea integrano le risorse interne, e cita al riguardo il bando uscito in febbraio. Anche la riforma della scuola ispirata alla valorizzazione del merito si inserisce in un contesto con percorsi preferenziali per i nuovi ricercatori. La fuga dei cervelli non sarebbe un male, rientrando nella mobilità globale, se fosse accompagnata da una pari immissione, che non avviene.

Spetta al presidente del Cnr Luciano Maiani delineare la strategia di fondo, legata alla duplice missione di svolgere attività multidisciplinare e di colmare il fossato tra ricerca fondamentale e innovazione: la prima attiene al campo scientifico, la seconda all’ambito industriale. La strategia è di favorire nei vari settori il collegamento tra ricerca di base e ricerca applicata fino all’innovazione.

I problemi non sono solo quelli derivanti dalla carenza di risorse finanziarie, c’è stato anche il blocco pluriennale delle assunzioni, ora si creano le condizioni per 500 nuovi ingressi, nel quadro di una riorganizzazione del Cnr alla quale sta lavorando un “panel” di esperti.

Nella ricerca italiana l’eccellenza c’è, lo stesso Cnr nella graduatoria internazionale è al 22° posto insieme alla prestigiosa Stanford University, l’Italia è al 4° posto nell’Unione europea come percettore di contratti di ricerca, al 7° come proponente: risultati importanti se si considera che vi sono 3 ricercatori ogni 1’000 unità di lavoro, mentre nei nostri competitori 6, un numero doppio.

A questo punto è arrivata la voce dell’impresa, è stata quella del Vicepresidente della Sapio, Alberto Dossi il quale ha ricordato come i più elevati indici di competitività corrispondano al maggior grado di innovazione e quindi di ricerca. E la competitività è divenuta più difficile perchè ci si deve confrontare non solo con i paesi avanzati, competitori tradizionali, ma anche con i nuovi giganti, Cina e India, Brasile e Russia. La sfida riguarda il “sistema Italia”, e occorre coordinare le iniziative dei vari organismi per non creare sovrapposizioni e duplicazioni, particolarmente gravi data la carenza di risorse. Nell’attuale fase di incipiente, quanto faticosa uscita dalla crisi, non si deve sottovalutare il ruolo della ricerca e dell’innovazione come fattore di sviluppo, tanto più nell’“economia della conoscenza” dove la scienza è il vero “motore competitivo”.

Una vetrina per i premiati e le loro ricerche

Il vicepresidente della Sapio ha poi parlato del premio, ricevendo la targa del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini, momento culminante della manifestazione. Perché – e il vicepresidente Dossi lo ha detto – l’impegno della Sapio non è consistito soltanto nel selezionare e premiare i ricercatori di eccellenza, è andato molto oltre, e ne parleremo. Ma è doveroso citare intanto i nomi dei premiati, prima di illustrare il disegno complessivo che è ben più vasto di quanto appare dai premi loro assegnati.

I vincitori del Premio Sapio Junior sono: Davide Barreca di Reggio Calabria e Alberto Gasparotto di Udine per sensori di monitoraggio della qualità dell’aria e sistemi contro il suo inquinamento e quello delle acque; Giorgio De Pasquale di Biella per un sistema di diagnosi dell’usura dei componenti rotabili, a fini di prevenzione di sciagure ferroviarie come quella di Viareggio; Yvan Torrente di Tunisi sulle potenzialità delle cellule staminali di origine ematopoietica nella terapia umana; il Premio Sapio Industria a Federica Angelantoni per Archimede Solar Energy, collaborazione fattiva tra il mondo della ricerca e lo sviluppo industriale.

Citiamo anche i due partecipanti dell’Università di L’Aquila con le loro ricerche: Marcello Alecci, per nuove applicazioni biomediche con risonanza magnetica ad altissima frequenza e Andrea Del Fattore per nuovi approcci terapeutici all’osteopetrosi autosomica dominante.

Ai premiati la Sapio chiederà nel prosieguo di tempo gli sviluppi delle loro ricerche. Lo ha fatto con i vincitori delle edizioni precedenti, ce ne sono state dieci, continuando a seguirne i percorsi, di qui alcune interviste inserite nel fascicolo celebrativo dei “primi dieci anni”, con relativo curriculum. Parlano Angiolina Comotti, premio 2000, degli sviluppi nel campo dei materiali innovativi per lo stoccaggio dei gas caratterizzati anche con risonanza magnetica, Marina Carini, premio 2003, nella spettrometria di massa in campo farmaceutico, medico e tossicologico; Fulvio Uggeri, premio 2005, nelle immagini diagnostiche di raggi X e risonanza magnetica; Federica Migliardo e Roberto Chiarle, entrambi premio 2006, la prima parla degli sviluppi nei protettori naturali e applicazioni nelle biotecnologie, il secondo nella terapia mirata contro i linfomi umani; Sara Grazia Maria Piccirillo, premio 2007, sviluppi nelle strategie terapeutiche sui tumori cerebrali.

Abbiamo voluto ricordare anche i loro nomi, oltre ai premiati di quest’anno, per mostrare come il percorso vada seguito ben al di là delle foto ricordo con gli attestati del premio. La testimonianza che offrono con i relativi “curriculum” consente di ricostruire il cammino precedente e successivo al premio, le singole tappe, l’impegno e gli sforzi profusi, i risultati conseguiti. Condividiamo quanto afferma la Sapio: “La parola ai ricercatori, per fare in modo che la percezione della scienza si spogli del sensazionalismo, aumenti la sua dignità, esca dal ‘buio’ per diventare patrimonio comune”. Il fine non è meramente conoscitivo: “Per creare una sorta di dialogo, un dialogo a più voci che ci aiuti a capire meglio il presente e a porre le basi per il futuro”. Quindi è anche propositivo.

Siano quanto mai convinti della bontà di una simile impostazione. Per questo abbiamo ritenuto doveroso per una rivista culturale come la nostra impegnata nell’approfondimento, segnalare espressamente i singoli nomi anche se non sono famosi ma rappresentano lo sforzo e il merito nel raggiungere risultati di eccellenza. E’ anche un modo per entrare di più all’interno del premio facendo parlare i fatti al di là delle enunciazioni di rito e rendendo onore all’impegno profuso: i fatti sono l’interesse sociale delle ricerche premiate, la loro utilità per migliorare la qualità della vita, dato che uno degli obiettivi del premio è “fornire soluzioni in ambiti come la salute e l’ambiente”, e lo si vede dalla semplice lettura dei temi di ricerca; rendiamo onore cercando, come dice la Sapio, di “attirare l’attenzione sul valore della ricerca scientifica e di essere al tempo stesso vetrina attraverso la quale i giovani ricercatori possano far conoscere il proprio lavoro”. E questo al fine di “restituire spazio e vocalità a quell’‘Italia delle sapienze’ che, da sempre, il mondo ci invidia”. Lo facciamo offrendo la vetrina della rivista, alla quale “Google News” dà la massima visibilità.

I contenuti dell’iniziativa annuale della Sapio

Dalla vetrina ai contenuti, quelli che contano in definitiva, anche se non va sottovalutata l’importanza della diffusione nell’attuale “economia della conoscenza” e della comunicazione dove la forma diventa sostanza perché condiziona la possibilità di far valere le giuste ragioni con una spinta adeguata dell’opinione pubblica. E qui promozione e valorizzazione vanno di pari passo con la divulgazione, in un meccanismo a catena di alimentazione reciproca, vero circolo virtuoso.

Tanto più che l’ottica dei promotori non è ristretta all’ambito aziendale, ma si fa carico dei problemi generali dando sostanza alla responsabilità sociale dell’impresa. Così la Sapio “ha scelto di essere ‘etica’, cioè soggetto attivo capace di dare un contributo alla crescita economica, culturale e sociale della comunità”. E lo ha fatto utilizzando il premio come leva per orientare la ricerca verso la maggiore qualità dei prodotti, la tutela ambientale e quella della salute. Si vede dai temi di ricerca sopra citati, relativi a strumenti quali la risonanza magnetica e a settori quali le biotecnologie, fino alle cellule staminali, e anche al ciclo e alla qualità dell’aria e dell’acqua, all’energia e al cibo.

Forse è riduttivo chiamarlo Premio Sapio, del resto già i promotori lo vedono come “laboratorio” dove si individuano i temi di ricerca, si promuovono, si sperimentano i risultati fino all’applicazione operativa e all’innovazione industriale. Noi ci vediamo anche qualcosa di più, è un vero “sistema”: come la ricerca applicata è monca senza quella di base dalla quale nascono le svolte generazionali nella scienza, così il pur meritorio impegno promozionale e realizzativo sarebbe monco se non creasse una mobilitazione più vasta; e questo anche per l’effetto emulazione e perché nell’economia della conoscenza è basilare conoscere il modo in cui evolve la ricerca e la sua direzione.

Il premio viene visto come contributo allo “sviluppo del ‘sistema Italia’ ”, e questo rinnovando “la consapevolezza del valore strategico della formazione e della ricerca, lanciando un deciso messaggio di cambiamento”. Un messaggio che non viene da un proclama e neppure dal solo premio, ma da un impegno permanente e sistematico che si esprime nell’organizzazione, ogni anno, di alcune giornate di studio e di confronto tra studiosi di fama internazionale, in università e centri di ricerca in Italia. E riunire ricercatori e docenti, professionisti e imprenditori, amministratori e politici, crea di per sé un effetto molto positivo: “lo scambio di saperi, la divulgazione delle conoscenze, la gratificazione di chi ‘scopre’ nuove strade a vantaggio della nostra salute e dell’ambiente in cui viviamo, sono strumenti indispensabili per la ricerca scientifica”.

Le giornate di studio promosse dalla Sapio

Per averne conferma basta prestare attenzione ai temi delle giornate di studio dell’edizione 2009 del Premio. Di “Energia e ambiente” hanno discusso al palazzo Platamone di Catania il 30 ottobre, con particolare riguardo alle “tecnologie d’eccellenza nelle applicazioni industriali”. Due settimane dopo, il 17 novembre al Cnr a Roma, il tema è stato “Innovazione tecnologica: un nuovo paradigma per una nuova economia”. Altre due settimane e si arriva al 1° dicembre a Milano, nel Palazzo Pirelli della Regione Lombardia, su “La personalizzazione delle cure”, l’eccellenza del sistema sanitario che pone al centro il paziente.

I relatori, circa 20 per ciascuna giornata, sono tra i massimi studiosi ed esperti del tema trattato, docenti, amministratori e politici: tra gli altri, nella prima giornata il presidente della Confindustria locale Bonaccorsi, nella seconda il presidente del Cnr Maiani, nella terza il presidente della Regione Lombardia Formigoni.

Questo incontro si è svolto nell’Auditoriun Gaber: il numero e il valore degli interventi ha fatto riecheggiare nella mente e nell’animo “la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”, il canto coinvolgente dell’indimenticabile artista cui è intitolata la sala.. La libertà nella ricerca è tutto, come tutto è la partecipazione. Ed è bello vedere il patrocinio di 42 organismi, dal Parlamento al governo nei vari Ministeri, dal Cnr a ben 18 università, fino ad Enti ed organismi di categoria.

Da ultimo vogliamo sottolineare come il programma del 2009 sia stato particolarmente ambizioso, non si è limitato a promuovere la ricerca ma ha esplorato le tecnologie d’eccellenza disponibili e le applicazioni industriali d’avanguardia per verificare nuove ipotesi, lanciare nuovi progetti, concretizzare nuove opportunità. Con l’aggettivo nuovo che accomuna percorsi in parte inediti.

Per rendere l’impostazione molto concreta della Sapio – un grande gruppo con manager operativi anche quando si muovono in una dimensione strategica a vasto raggio – cerchiamo di tracciarne il percorso ricordando che è stato seguito in modo approfondito dai molteplici relatori prima ricordati.

L’analisi della situazione economica è servita per cogliere le opportunità e assecondare il cambiamento percependone i segnali deboli e rispondendo con prodotti e servizi nuovi ottenuti con l’innovazione, Strumento essenziale la ricerca per sviluppare le tecnologie più avanzate in grado di migliorare la produttività nel nuovo contesto socio-economico-ambientale. A tal fine l’attenzione si è concentrata sulle risorse scientifiche e sulle soluzioni di eccellenza per ottenere quei prodotti innovativi ad alto contenuto tecnologico atti a migliorare la competitività. Ciò richiede una revisione delle strategie di sviluppo in modo da far emergere i punti di forza di aziende e istituzioni impegnate nell’innovazione tecnologia soprattutto nel campo ambientale che si rivela sempre più determinante a livello internazionale. L’approdo di questa azione è “creare un vero e proprio laboratorio dove definire nuovi modelli, nuovi ambiti in cui investire, dove individuare soluzioni nuove ancora inesplorate”. E non basta: serve anche a “dare un contributo nel ripensare i sistemi produttivi e promuovere un sistema economico in grado di costruire una prospettiva futura di sviluppo reale e di sostenibilità, a livello locale, regionale, nazionale e internazionale”.

Sono parole della Sapio. La Società ci darà ragione se ribadiamo il convincimento che esse identificano ben più di un Premio o di un “laboratorio”: riguardano l’intero “sistema” ricerca-innovazione-competitività-sviluppo. Da questo dipende se il “sistema Italia” potrà tornare ad occupare un posto di eccellenza tra i paesi avanzati. La patria di Marconi ne ha tutte le possibilità.