Giulianova. Tavola rotonda sulla cultura in Abruzzo con tre assessori
Scritto da Manuela Valleriani il 2 febbraio 2010
Gli assessori alla Cultura Mauro Di Dalmazio (Regione Abruzzo), Giuseppe Di Michele (Provincia di Teramo) e Luciano Crescentini (Comune di Giulianova) eccezionalmente a confronto con i cittadini in un incontro-dibattito presso “Il Nome della Rosa”
Nella serata di venerdì 29 gennaio 2010, a Giulianova (Te), presso i locali del ‘virtuoso’ e ormai sempre più sorprendente circolo “Il Nome della Rosa”, Mauro Di Dalmazio, Assessore alle Politiche Culturali e al Turismo della Regione Abruzzo, Giuseppe Di Michele, Assessore alla Cultura della Provincia di Teramo e Luciano Crescentini, Assessore alla Cultura del Comune di Giulianova, hanno incontrato un attento e vasto pubblico per ‘fare il punto’ sulla situazione della cultura in Abruzzo e valutare possibilità e prospettive per il futuro.
La tavola rotonda, intitolata appunto “Cultura in Abruzzo, attualità e prospettive”, è stata moderata dal giornalista Luca Maggitti e ha avuto il merito di porre l’accento su varie e importanti questioni incentrate sulla cultura e il ‘fare’ cultura, in particolare nella nostra regione: a cominciare dal ruolo dell’Assessorato alla Cultura, passando per l’ ‘annoso’ problema dei finanziamenti da parte degli enti pubblici e l’eventuale compartecipazione dei privati, fino alle possibili strategie di ‘accesso al sistema’ per le nuove generazioni e la condizione di arretratezza del sistema museale italiano, senza dimenticare la forza viva e vitale – forse l’unico elemento positivo – espressa dalle numerose realtà associative sul territorio (di cui “Il Nome della Rosa”, che ha promosso e organizzato questo dibattito, è indubbiamente un valido esempio).
Troppi e troppo rilevanti i temi per poter essere affrontati in maniera esaustiva tutti in una volta sola, ma certo l’incontro è stato importante per iniziare a tracciare un percorso ‘virtuoso’ – da sviluppare nel corso di futuri appuntamenti – basato sull’idea di dialogo, scambio e confronto sia tra le istituzioni, che tra i rappresentanti delle stesse e i singoli cittadini.
L’avvocato e assessore regionale Mauro Di Dalmazio ha sottolineato la necessità di una politica culturale e dunque di un piano programmatico delle attività, perché “la cultura è il ‘traino’ per il recupero dell’identità di un territorio e dei suoi abitanti”.
“A livello politico” – ha dichiarato Di Dalmazio – “e non certo di fermento, che esiste concretamente in tutto il tessuto regionale, siamo all’ ‘anno zero’ per quanto riguarda lo stato della cultura in Abruzzo; considerata da sempre (e a torto) un settore improduttivo, essa va approcciata in maniera diversa rispetto al passato, in un’ottica di cambiamento che presuppone il coraggio di affrontare le sfide”.
Giuseppe Di Michele, Assessore alla Cultura e alla Pubblica Istruzione della Provincia di Teramo, nel rilevare che la cultura è qualcosa di straordinario, “espressione nobile dell’ingegno umano che ristora le menti”, ha affermato che la condizione primaria perché si possa ‘fare’ cultura è il benessere della società e del territorio di cui essa è espressione: quello abruzzese negli ultimi tempi ha dovuto affrontare i problemi legati prima alla sanità e poi al sisma aquilano, per cui la situazione in questo senso non è positiva.
L’idea è allora quella di creare una sinergia con la Regione e il Comune ai fini di una programmazione unica degli eventi – con particolare attenzione alla cultura del cinema e alla sua diffusione nelle scuole – che serva a tradurre in termini di potenziamento la godibilità e fruizione delle attività da parte dei cittadini.
Un rapporto stretto tra l’amministrazione e le forze associative operanti sul territorio è quello esistente tra il Comune di Giulianova e i tanti soggetti che si occupano di cultura (nell’ambito dell’arte, della musica, del teatro, ecc.) in questa viva cittadina.
“La cultura” infatti – ha sostenuto l’assessore Luciano Crescentini – “non è un elemento isolato rispetto alla realtà quotidiana”: la direzione di politica culturale è quindi quella di una convergenza tra una linea (che di certo esiste) autonoma di governo e il dialogo con i rappresentanti delle associazioni culturali in città, attraverso una selezione di progetti validi a produrre un contributo all’intera collettività.
La pianificazione in termini culturali si scontra, tuttavia, inevitabilmente con il problema – sempre più grave negli ultimi tempi – legato alla disponibilità di fondi per la realizzazione delle attività, che il giornalista Maggitti non ha mancato di evidenziare: riguardo a questo argomento, l’assessore Crescentini ha rilevato l’esigenza di un diretto intervento nelle risorse da parte di sponsor ed enti privati, in collaborazione con le amministrazioni comunali.
L’assessore Di Dalmazio ha accennato ai finanziamenti europei (5 milioni di euro) stanziati per le attività culturali del ‘cratere’ in seguito al sisma aquilano dello scorso aprile, e ai restanti “fondi che saranno investiti su progetti mirati”; al di là di questo, tuttavia, va considerato il fatto che il bilancio regionale negli ultimi quindici anni è stato molto depauperato dalle spese amministrative.
Ciò che occorre allora, per far fronte alle difficoltà finanziarie, è una riforma radicale del sistema normativo, che presuppone un “cambiamento epocale di mentalità” e il superamento dell’asfittica ottica provinciale: il compito degli amministratori della cultura deve infatti essere quello di offrire le possibilità, garantire le condizioni perché gli operatori culturali possano realizzare, in base alle proprie professionalità e competenze, progetti e attività.
Il fervido ‘tessuto’ culturale (di singoli talenti e associazioni) presente sul territorio si scontra, infatti, con un sistema che non gli garantisce l’accesso; l’attuale sistema museale risulta poco fruibile, perché ormai passatista. Il modo – esclusivamente burocratico – di gestire i beni culturali in Abruzzo e in generale in Italia, ha dichiarato ancora Di Dalmazio, è per l’80% statico e conservatore: alla “cultura dell’assistenzialismo” va pertanto sostituita una “cultura della produttività”, basata sul merito e sull’introduzione di nuove e dinamiche professionalità all’interno delle strutture inerenti alla conservazione e valorizzazione del patrimonio.
Concordemente con quanto affermato anche dall’assessore Di Michele, è emerso inoltre il preoccupante dato relativo alla scarsa conoscenza dei beni storico-artistici del territorio da parte degli stessi abitanti abruzzesi: di primaria importanza si rivela allora l’attività di sensibilizzazione dei cittadini (che passa innanzitutto per la scuola) come stimolo alla ricerca e allo studio, quindi alla conoscenza.
Solo dalla consapevolezza della propria identità culturale, si può infatti arrivare a trasmettere all’esterno un’immagine positiva del proprio territorio, che risulti di incentivo e sviluppo anche per il turismo.
In conclusione, no al conservatorismo di certa parte della cultura (arroccata nei suoi privilegi), sì alla innovazione: ma in concreto, quali le strade da percorrere? Quali le prospettive reali -occupazionali e non solo – per chi opera nel mondo della cultura? Quale l’effettiva sostenibilità dei progetti da avanzare?
Gli interrogativi sul tavolo restano aperti, e le soluzioni forse sono ancora lontane, ma intanto se ne è parlato: un venerdì sera (visibile su: http://www.youtube.com/user/yabastaroseto), al circolo “Il Nome della Rosa”, ‘cenacolo’ aperto alla cultura e alla coesione sociale, tra eventi e idee che crescono con noi.
Lascia un Commento



