Da Francesco Ascani riceviamo questo bel contributo in risposta al nostro appello per raccogliere testimonianze di storia e di vita aquilana, in maniera da tenere viva la memoria e l’attenzione sulla ricostruzione della città e del suo territorio.
“L’Aquila, per noi del Comune di Montorio al Vomano, oltre ad essere città d’arte, era ed è città universitaria, dove tanti dei nostri giovani hanno frequentato e continuano a frequentare i diversi corsi universitari ed hanno pagato anche loro, tre con la vita (Federica, Arianna e Lorenzo) e tanti altri in sofferenza fisica e mentale, sconvolti dalla paura del terremoto e fortemente colpiti negli affetti più cari per parenti, amici ed anche semplici conoscenti.
Voglio parlare, quindi, in modo particolare di ricordi personali e di sentimenti umani che hanno toccato profondamente non solo i nostri giovani, ma anche noi grandi, che con tanti sacrifici riusciamo a consentire la loro frequenza dell’università.
La morte quando arriva, com’è arrivata per le tante vittime del terremoto del 6 aprile 2009, non ha storia, ma solo seguito per le persone care sopravvissute, con uguale danno e dolore per tutti. Dolore straziante ed inaccettabile, che dal cuore passa alla mente e poi ritorna al cuore per restarci, rafforzandone i battiti, con l’amore per la persona perduta che non muore, ma continua a vivere di lei.
Ma il terremoto non è stato solo morte, è stata anche tragedia per i tanti feriti di L’Aquila, ma anche per i tanti giovani che a L’Aquila studiavano e continuano a studiare, animati dalla stessa forza e dallo stesso desiderio di ricostruzione degli aquilani.
Quei momenti successivi, alle 3,32 del 6 aprile, furono tremendi per gli aquilani, ma anche per i tanti giovani studenti e per le loro famiglie, che distanti chilometri dalla zona colpita, non riuscivano nemmeno a pregare, tanti erano i pensieri che crescevano nelle loro menti e tanto era il dolore che li prendeva.
Le notizie erano incomplete e divergenti, i telefoni non riuscivano a connettersi e per questo tanti partirono allo scuro di tutto ed ognuno ebbe un suo percorso, vivendo situazioni sicuramente diverse, ma tutte pervase di terrore, panico ed orrore.
Fortunatamente i sette ragazzi del piccolo nucleo abitato di Piane di Collevecchio del Comune di Montorio al Vomano, con alterne vicende riuscirono a tornare a casa, alcuni feriti e tutti fortemente segnati dai tristissimi avvenimenti patiti.
Per alcuni scampati a situazioni veramente arrischiate e quasi senza scampo, si parlò di miracolo o comunque di misericordia di Dio; nella piccola località s’incominciò a vivere diversamente, nel terrore perché le scosse continuavano e qualcuna anche di forte intensità e vivendo i racconti dei sopravvissuti, adattandosi alla situazione con approntamento di baracche, roulotte, tende ed altro, dopo i primi giorni d’utilizzo delle sole auto per riposare la notte, che poi, riposo non era.
Ci si preoccupava per i tanti bambini, ma anche per gli anziani e tra tante paure, nei raggruppamenti che seguivano alle scosse, nel cercare aiuto per un motivo e per l’altro, riscoprendo il dialogo, il rapporto con il vicino, la disponibilità di tutti e per tutti ed all’interno delle famiglie migliori rapporti di comprensione e d’affetto.
Si riunirono, per mesi anche famiglie di genitori e figli, di fratelli e sorelle e pur vivendo tutti nella paura costante e con attimi di panico dopo le scosse, che continuavano a registrarsi, si ebbero anche momenti di vita famigliare amorevole e premurosa specie nei confronti dei piccoli.
Montorio al Vomano riportò danni alle abitazioni nel capoluogo e nella frazione di Faiano e tanti furono gli ospitati in albergo (87 persone) o in altro modo (166 con sistemazione autonoma) e per questo fu inserito nell’elenco dei comuni danneggiati e sono ancora in costruzione gli alloggi necessari (51 a Montorio e 6 a Faiano).
Con il passare dei mesi, evitando di riferire dati specifici rintracciabili su siti giusti, come pure tutto quanto relativo al patrimonio storico, artistico e culturale, molto presente anche nella Rivista online Abruzzo Cultura (autori Nando Giammarini ed Achille Giuliani), sembra giusto raccontare anche che in questi nove mesi, di cui alcuni dominati dalla paura, dal dolore, dal conoscere sempre e continuamente nuovi particolari scoraggiati, i nostri giovani sono tornati a L’Aquila, hanno trovato nuove abitazioni, hanno continuato a studiare, hanno ripreso la vita universitaria con il giusto impegno.
Prova ne è, che in questa piccola località di 229 abitanti, il 18 dicembre 2009 la sig.na Nori Francesca ha conseguito la Laurea Triennale in Ingegneria Chimica e la sorella Cesira quella Specialistica in Biologia, entrambe a L’Aquila e la prima sta seguendo già le lezioni del quarto anno sempre a L’Aquila.
Purtroppo solo tre giorni fa si sono verificate una diecina di scosse telluriche con epicentro nelle vicine Marche (Ascoli Piceno, Macerata e Fermo) di cui due di magnitudo 4.0 e 4.1 che hanno risvegliato, speriamo solo risvegliato, la paura non ancora vinta e sempre terrorizzante.
Gli aquilani e tutti gli abruzzesi, come ben evidenziato dal vostro direttore, hanno “il dovere fondamentale di curare la nostra terra fino a quando tutte le sue ferite siano rimarginate” e lo faranno con l’impegno giusto. ”


Un articolo toccante dove l’autore riesce a trasmettere al lettore il senso profondo di perdita, sopraffazione e dolore che hanno provato gli aquilani e con loro chiunque abbia vissuto quel tragico periodo.
Nella descrizione dei momenti di vita quotidiana, vissuti nello sforzo di un ritorno alla normalità, si percepiscono in maniera palpabile la solidarietà e l’umanità che con prepotenza e al di là della ragione escono fuori nei momenti straordinari della vita. GRAZIE A FRANCESCO PER IL SUO CONTRIBUTO