Vasto 24 gennaio 2010 – Nicola Liberatore riapre le porte del suo bellissimo locale, incastonato in un angolo suggestivo del centro storico di Vasto, alle arti visive con Paolo Dongu; dopo un periodo totalmente dedicato ai concerti.
Molteplici negli anni le esperienze in questo senso, anche in modalità permanente, che ci hanno fatto apprezzare la pittura di molti artisti, tra i quali Fabio De Poli, che per Nicola vergò l’ormai famosa scritta “La Taverna”, che caratterizza da sempre a mo’ di logo, questa struttura ricavata in un ampio scantinato dalle volte a botte e allestita pensando al piacere del palato vieppiù esaltato dalla rappresentazione delle varie forme d’arte.
Questa sera si inaugura una personale del pittore Paolo Dongu e, come di solito accade per gli allestimenti ospitati da Nicola, il primo impatto visivo promette emozioni. Una pittura ad olio su tela e legno, carica di colori caldi, sempre sul crinale da dove si sconfina facilmente, attraverso fotografia, fumetto e rappresentazione classica dell’immagine; immersa in un mondo introspettivo di personaggi della vita di tutti i giorni, nelle loro espressioni più banalmente usuali, eppure rappresentative di una realtà sempre più avulsa dal percorso esistenziale dell’essere umano del terzo millennio.
Meglio a questo punto interrogare l’artista su queste sue opere che indubbiamente non si mescolano con le tendenze di genere codificate e spesso banalizzate dal web, e che conservano, pur nella “modernità”, una vera originalità che può essere solo bagaglio dell’artista.
Paolo ci racconta allora questo suo percorso:
“Sono poco più che quarantenne e ho cominciato a tenere in mano il pennello a 21 anni, proprio in occasione del mio ingresso nel mondo del lavoro. Prima di allora mi ero interessato al disegno e alla grafica in genere nel periodo scolastico, poi, durante il servizio di leva, ho cominciato a studiare le tecniche di base e a dialogare con gli artisti che incontravo nei miei percorsi quotidiani, alla scoperta dell’arte come espressione di vita. Non sono un pittore a tempo pieno e l’inizio dell’attività lavorativa, con le sue regole e le durezze spesso irrazionali proprie di un ambiente di forzata e promiscua aggregazione, ha fatto esplodere in me un senso di disagio diffuso e il bisogno di lenire questa mia sofferenza con una pratica che potesse dare appagamento a quel che mi sentivo dentro”.
Comincia a praticare questa sua passione, anche scegliendo i supporti da dipingere con modalità del tutto artigianali…
“prima mi ha affascinato la consistenza delle superfici in legno e poi, man mano che acquisivo maggiore tecnica ed esperienza, ho preso a selezionare la juta da montare sui miei telai, senza ricorrere ai materiali commerciali che si possono trovare dai fornitori di questo genere”.
Questo percorso che dura ormai da vent’anni si caratterizza definitivamente dopo circa sette anni d’esperienza e di studio continuo…
“Ad un certo punto del cammino mi rendo conto che il mio interesse per il “soggetto umano” è preponderante e cattura praticamente tutto il mio orizzonte artistico. Nel 2004 comincio a realizzare opere per mostre a tema e capisco che quel che più m’interessa è la rappresentazione visiva delle emozioni…vorrei sempre entrare nei corpi dei miei soggetti, perché loro per me sono come specchi che riflettono le mie stesse emozioni. Dipingendo gli altri riesco ad esplorare me stesso nel profondo, in una contaminazione che per me è l’unica salvezza”.
L’inconsapevolezza dell’essere artista sembra la vera cifra della pittura di Paolo Dongu. Questo suo crescere, più nell’esperienza umana che nella tecnica pittorica, alla ricerca della vita degli altri tanto simile alla sua, appare paradossalmente il vero senso della sua arte…
“Le opere che tu hai più apprezzato questa sera sono quelle realizzate nella necessità di liberazione da un periodo molto duro della mia vita”
In effetti, tra i dipinti più carichi di emotività, spicca un’opera che raffigura il figlio dell’artista…un olio su legno perfettamente diviso a metà in due pannelli accostati… come a rappresentare la scissione dell’essere bambino, derivazione di due differenti percorsi esistenziali che si accostano senza riuscire a fondersi per proseguire insieme nella dura pratica quotidiana, croce e delizia dell’“Essere Individuale” che Zygmunt Bauman rappresenta con efficacia ne “La solitudine del cittadino globale”.
La personale di Paolo Dongu potrà essere visitata a “La Taverna” di Vasto fino al prossimo 24 febbraio
Per conoscere meglio l’artista: http://www.kontos.it




Complimenti bell’articolo. Giuseppe
Un articolo che crea interesse oltre a ben illustrare la visuale artistica. Complimenti.