Girolamo Galluccio: “Ruine (la speranza)”

Pubblichiamo con piacere una bella poesia di Girolamo Galluccio, scritta il 16 ottobre 2009.

Ruine (la speranza)

Una pietra, lasciate ch’io raccolga,
una sola, di questa o quella casa
o del palazzo giù, quello diruto
in fondo alla viuzza che s’allarga
oppure, se vi dà meno molestia
a voi colà che state a consolare,
una scardola datemi, di quella
trave vecchia laggiù, di già scheggiata.

O di quel muro lì, d’intonaco già leso
un avanzo, mi date, dianzi che il sole
caldo d‘estate, e l’acqua che ruina,
dell’inverno che quasi è già arrivato,
nell’aria lo disperda e per le rogge
lo porti lesto al mare e si dissolva,
come la mia memoria che già trema
al ricordo dell’ora, e la paura.

Io li conserverò da mane a sera
finché vivrò, dipoi si come suole,
le lascerò ai miei figli ed essi ai loro,
a memoria del duolo che mi prese
in quella notte, e la gioia della vita
che non mi fu rapita, come altrui.